23/07/2014, 00.00
GIAPPONE - MONGOLIA
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Tokyo si accorda con Ulaanbaatar: meno tasse e più mediazione con Pyongyang

Shinzo Abe e il presidente mongolo Elbegdorj perfezionano un Patto di libero commercio che aiuta l'import-export reciproco, basato su macchine e manzo. Ma dietro l'accordo c'è la volontà di affidare alla Mongolia i rapporti fra Sol Levante e Corea del Nord. Aumenta il peso diplomatico dello Stato ex comunista.

Tokyo (AsiaNews) - Dopo Pyongyang e Pechino, la Mongolia stringe accordi commerciali e diplomatici con il Giappone e prosegue nella sua strada per divenire una sorta di "arbitro neutro" nell'Asia nord-orientale. Il nuovo Patto di libero commercio è stato firmato ieri a Tokyo dal primo ministro del Sol Levante Shinzo Abe e dal presidente mongolo, Tsakhia Elbegdorj. A beneficiare della firma saranno i produttori nipponici di automobili e gli allevatori mongoli di manzo: entrambi godranno di un consistente taglio alle tasse sull'import-export.

I numeri sono relativamente piccoli: nel 2013 le esportazioni giapponesi verso la Mongolia hanno toccato i 214 milioni di euro (per la maggior parte autovetture), mentre le esportazioni mongole in Giappone si sono fermate a quasi 15 milioni. Il manzo mongolo, diretto concorrente del pregiatissimo manzo nipponico di Kobe, era tassato fino a oggi del 38%: con la firma, questa accisa si riduce di quasi 20 punti percentuali.

Tuttavia, il vero scopo dell'incontro bilaterale è stato quello di rilanciare la mediazione mongola nel rapporto fra Corea del Nord e Giappone. Ulaanbaatar ha rapporti diplomatici sempre più rilevanti con Pyongyang (il suo presidente è stato il primo capo di Stato a visitare in maniera ufficiale il giovane dittatore Kim Jong-un), e Tokyo ha bisogno che la Mongolia possa mediare sulla questione dei cittadini giapponesi rapiti dai nordcoreani negli anni '70 e '80 del secolo scorso.

Abe avrebbe chiesto in maniera diretta a Elbegdorj di "impegnarsi in una maggiore cooperazione" sulla questione, che per motivi diplomatici non può portare avanti da solo con la giusta fermezza. Da parte sua, il presidente mongolo avrebbe assicurato che "farà di tutto" per conoscere la sorte di questi cittadini giapponesi, rapiti perché rilevanti dal punto di vista della conoscenza tecnica e scientifica per ordine dell'allora leader nordcoreano Kim Il-sung.

Fedele alleata degli Stati Uniti, ma schiacciata dal punto di vista geografico tra Russia e Cina, la Mongolia ha conosciuto negli ultimi anni una sensibile crescita grazie al settore minerario. La recente scoperta di giacimenti di carbone, rame e oro ha infatti spinto l'economia del Paese a valori molto elevati, aumentando allo stesso tempo l'inflazione.

Grazie a queste miniere ancora quasi non sfruttate, Ulaanbaatar ha lanciato una nuova politica anche dal punto di vista diplomatico. Senza voltare le spalle a Washington ha stretto accordi commerciali con Pechino per la gestione del sottosuolo e si è proposta alle altre nazioni dell'area come possibile mediatore per le tante dispute regionali. La rielezione di Elbergdorj, avvenuta nel giugno 2013, ha confermato questa strategia. 

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