23/04/2021, 08.00
ALGERIA
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Tre anni di carcere e multa per l’islamologo algerino Saïd Djabelkhir

di Kamel Abderrahmani

I giudici del tribunale di Sidi M'hamed lo hanno riconosciuto colpevole di “offesa ai precetti e ai rituali” della religione musulmana. Egli dovrà pagare anche una multa di 50mila dinari. L’avvocato della difesa è “scioccato” per la durezza del verdetto. Già annunciato il ricorso in appello. La lotta per la libertà di coscienza “non è negoziabile”. 

Algeri (AsiaNews) - Tre anni di carcere e una multa da 50mila dinari (poco più di 310 euro). É la condanna inflitta ieri dal tribunale penale di Sidi M'hamed all’intellettuale ed esperto di islam algerino Saïd Djabelkhir. I giudici hanno ritenuto colpevole il 53enne giornalista di “offesa ai precetti e ai rituali” della religione musulmana.

Rinviato a giudizio il 25 febbraio scorso dal tribunale di  Sidi M'hamed, il procedimento è proseguito il primo aprile con la requisitoria finale della pubblica accusa che aveva chiesto la condanna dell’intellettuale. Per i magistrati egli avrebbe “insultato l’islam”, in seguito a una denuncia sporta da un insegnante universitario di Sidi Bel Abbes, il professor Abderazak Boubedjra, secondo cui avrebbe usato termini denigratori e offensivi nei confronti della religione musulmana. 

Secondo l’accusa avrebbe “disprezzato” la fede e “deriso” gli “autentici hadith della Sunnah del Profeta Maometto, il pilastro dell’Hajj (pellegrinaggio)” oltre al “sacrificio rituale delle pecore nell’Eid”. In realtà la sua colpa è di aver provato a sottoporre l’islam a “ragione interrogativa” e a una domanda costante e critica per poter portare i musulmani, vittime del dogmatismo, alla luce della conoscenza.

Attivisti e intellettuali avevano criticato con forza il processo, sottolineando che egli aveva espresso solo un discorso razionale e critico nei confronti del pensiero religioso unico e dominante, quello sunnita. Commentando la sentenza uno dei suoi avvocati, Moumen Chadi, si è detto “scioccato” dalla gravità e durezza. “Non ci sono prove, il dossier è vuoto. Ci aspettavamo - aggiunge - un’assoluzione ” paventando anche l’ipotesi di un vizio formale. 

Interpellato dall’Afp all’uscita dal tribunale Saïd Djabelkhir ha assicurato che intende contestare in appello il verdetto dei giudici e, in caso di ulteriore condanna, si batterà fino al terzo grado di giudizio in cassazione. Sinora i giudici non hanno formalizzato il mandato di cattura, per cui l’uomo dovrebbe restare in regime di libertà. “È una lotta - prosegue l’intellettuale - che deve continuare per la libertà di coscienza, per la libertà di opinione e per la libertà di espressione”, perché la lotta per la libertà di coscienza “non è negoziabile”.

Dall’inizio del caso, Djabelkhir ha raccolto il sostegno di molti colleghi e politici algerini.

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