26/06/2007, 00.00
ARABIA SAUDITA
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Un’assoluzione e nuove accuse per la polizia religiosa saudita

La pubblicità che viene data a casi di comportamenti illeciti della “muttawa” sembra indicare che qualcosa si muove intorno al potere, finora praticamente incontrollato, della Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio.
Riyadh (AsiaNews) – Qualcosa si muove intorno al potere della Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, la potentissima polizia religiosa saudita, anche se nell’ultimo abuso nel quale è stata coinvolta ad andare sotto processo per la morte di un indagato sarà una delle “altre persone che non sono membri ufficiali” della Commissione stessa. Così ha deciso il governatorato della capitale che ha con ciò rinviato a giudizio un uomo ritenuto responsabile della morte di Sulaiman Al-Huraisi, nella casa del quale la “muttawa”, la polizia religiosa, riteneva ci fossero alcolici. L’alcol è stato trovato e nove persone arrestate. Cinque sono poi state rilasciate, ma l’uomo è morto. Per le bastonate che ha ricevuto, sostiene il padre, che ha sporto denuncia. E ora gli altri membri della famiglia dell’ucciso si sono rivolti alla Società nazionale per i diritti umani denunciando “minacce” e “pressioni psicologiche” da parte degli agenti.
 
Uscita dalla porta, la responsabilità della Commissione rientra però dalla finestra. Se, infatti, la decisione del governatorato di Riyadh è stata ufficialmente diffusa dalla Saudi Press Agency - con l’affermazione che la Commissione è stata discolpata – c’è il riconoscimento della presenza – illegale – di “membri non ufficiali” che hanno operato insieme agli agenti.
 
La pubblicità data al caso, che alla fine non è chiuso, sembra confermare la pressione in atto sulla Commissione, tante volte accusata di abusi di autorità, ma che mai in passato era finita nel mirino del potere giudiziario. Il quotidiano Arab News ricorda che altri tre uomini della muttawa sono chiamati in tribunale nella città di Tabuk, nel nord del Paese. I tre hanno visto una donna salire sull’automobile di Ahmed Al-Bulawi. Ritenendo di trovarsi di fronte ad un caso di “isolamento illegale” (le donne possono salire solo sulle automobili dei parenti stretti o guidate dall’autista di famiglia) hanno arrestato i due. Portati nella centrale della Commissione, l’uomo - che peraltro era proprio l’autista di famiglia - è morto.
 
Lo stesso quotidiano saudita, peraltro filogovernativo, già nei giorni scorsi aveva evidenziato i comportamenti illeciti della muttawa, dei quali, scriveva, parlavano i giornali locali. Ora in un altro articolo intitolato “Abuso di autorità” enumera una serie di casi accaduti in passato e che hanno visto accusare la Commissione. C’è la coppia di coniugi che si è vista arrestare perché tre agenti, vedendo la donna scendere dall’auto, si erano convinti che non fossero sposati. L’uomo fu bastonato ed anche la donna “fisicamente attaccata”, per di più da agenti uomini.
 
C’è stato poi il caso della famiglia in automobile fermata da due agenti. Costretto l’uomo a scendere, l’hanno bastonato e poi hanno portato l’automobile in una zona isolata. A bordo una donna con la figlia di 22 anni ed il figlio di 12. Lasciate sole – le donne non possono guidare – una di loro è stata accusata di essere una peccatrice ed una malfattrice. Alla denuncia della madre, il giudice della corte preliminare di Riyadh ha parlato di “errore” degli agenti, che non sono stati puniti.
 
Sempre nella capitale, il diciassettenne Muhammad Shaheen, che era in un negozio di giochi con i genitori e le sue tre sorelle, è stato accusato dagli agenti di flirtare con le ragazze. Hanno bastonato il ragazzo, si sono scontrati con la sua famiglia ed hanno insultato sua madre. Il giovane è finito in emergenza al King Khaled Hospital. E’ in corso un’inchiesta.
 
L’infittirsi delle denunce, alle quali ora si dà pubblicità, ha spinto la muttawa a mostrare attenzione al rispetto delle leggi, finora serenamente violate. Un paio di settimane fa, il presidente della Commissione, Sheikh Ibrahim Al-Ghaith, per replicare alle accuse di comportamenti illegali, ha annunciato la creazione di un “Dipartimento delle leggi e dei regolamenti”, “per essere consultato da membri della Commissione se non sono sicuri di qualcosa o hanno bisogno di pareri legali”.
 
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