02/03/2006, 00.00
USA - PAKISTAN
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Usa, la Chiesa alza la voce contro gli attacchi ai cristiani in Pakistan

Il vescovo di Orlando, presidente del Comitato di politica internazionale, scrive all'ambasciatore pakistano negli Usa per protestare "nel modo più forte possibile" contro gli "attentati terroristi" alle chiese di Sukkur. I vescovi americani avevano già inviato una lettera  al diplomatico in occasione degli incidenti di  Sangla Hill, ma non hanno mai ricevuto risposta.

Orlando (AsiaNews) – I vescovi statunitensi lanciano una forte e diretta protesta ad Islamabad contro gli ultimi attacchi alle chiese in Pakistan ed esprimono solidarietà con l'"indifesa" comunità cristiana nel Paese. Mons. Thoams G. Wenski, vescovo di Orlando e presidente del Comitato di politica internazionale, ha inviato una lettera all'ambasciatore pakistano negli Stati Uniti, Jehangir Karamat, chiedendo al diplomatico di trasmettere ad Islamabad "il profondo dolore e disappunto" che provano "molti amici del Pakistan" negli Usa riguardo "gli attacchi non contrastati alla leale e pacifica minoranza cristiana, cattolica e protestante, nel suo Paese".

Nella lettera, fatta avere ad AsiaNews, il presule ricorda che la Conferenza episcopale americana aveva già scritto all'ambasciatore in occasione degli "attacchi terroristi" del 12 novembre scorso a Sangla Hill, dove migliaia di musulmani hanno distrutto e bruciato tre chiese cristiane, un convento, due scuole cattoliche, la casa di un pastore protestante e quella del parroco cattolico, un ostello per ragazze e alcune case di cristiani nel villaggio. "Mi preoccupa – rimarca mons. Wenski – che a quella lettera, inviata a nome della Conferenza episcopale Usa, non ho mai ricevuto risposta e che ora si presenti una nuova occasione per portare alla sua attenzione altri gravi incidenti".

Il vescovo spiega poi a cosa si riferisce: "Scrivo per protestare nel modo più forte possibile contro gli oltraggiosi attacchi che altri fondamentalisti islamici hanno portato a termine a Sukkur, nella provincia di Sindh, dove il 19 febbraio più di 500 persone hanno distrutto la centenaria chiesa di  St. Mary, cattolica, e la St. Saviour, della Church of Pakistan".

Diretta la critica all'operato di polizia e autorità locali: dalle ricostruzioni dei fatti si evince che "polizia e pompieri sono intervenuti in sospetto ritardo, sebbene avessero ricevuto la segnalazione da tempo".

Dopo aver ricordato altri attentati "a chiese e scuole cristiane a Peshawar e Kawanlit, nel Punjab", mons. Wenski conclude la sua lettera "con la speranza di essere ascoltato" e assicurando le sue preghiere "per il benessere di tutta la popolazione pakistana".

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