20/04/2021, 13.04
INDIA
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Varanasi: cristiani, indù e musulmani donano il sangue per gli ospedali allo stremo per il Covid

di Nirmala Carvalho

Gesto interreligioso in una delle città più colpite dalla nuova ondata della pandemia che sta mettendo in ginocchio il Paese. Il governo accusato di nascondere il vero numero delle vittime. Padre Mathew: "La gente muore nelle strade, si bruciano corpi ovunque". 

Varanasi (AsiaNews) – Cristiani, indù e musulmani insieme a donare il sangue nel pieno dell'emergenza Covid-19. L'iniziativa è stata promossa a Varanasi, nello Stato indiano dell'Uttar Pradesh, dalla locale sezione della Conferenza dei religiosi dell'India (che riunisce le congregazioni religiose cattoliche maschili e femminili) in collaborazione con la fondazione Manav Rakt (“sangue umano”) guidata dal musulmano Abu Hashim e con la Popular Blood Bank guidata dal dottor Somesh.

Si tratta di un gesto che giunge proprio in uno degli Stati indiani maggiormente colpiti dall'impennata della pandemia che sta mettendo in ginocchio l'India. Secondo le statistiche ufficiali, ieri il Paese ha toccato l'ennesimo record nel numero delle vittime: 1.761 i morti per Covid-19 nelle ultime 24 ore. In realtà, però, potrebbero già essere molte di più: si moltiplicano, infatti, le voci che accusano il governo indiano di sottostimare volutamente i dati, soprattutto nell'Uttar Pradesh e nel Gujarat. Secondo l'agenzia Reuters a Lucknow, la capitale dell'Uttar Pradesh, le informazioni raccolte nel maggiore crematorio dove vengono portati i morti per Covid-19 parlerebbero di un numero doppio di salme rispetto alle stime ufficiali. E sono cifre che comunque non comprendono le vittime che vengono condotte in un secondo sito simile e le sepolture dei musulmani, che rappresentano un quarto della popolazione della città. Anche i nuovi contagi continuano a salire: oggi pure il leader del partito del Congresso, Rahul Gandhi, ha annunciato di essere risultato positivo al test sul coronavirus.

“A Varanasi - racconta ad AsiaNews padre Anand Mathews, dell'Indian Missionary Society, tra i promotori della raccolta di sangue - la situazione è molto critica. Non ci sono letti negli ospedali, non c'è più ossigeno, né dispositivi per la ventilazione artificiale. La gente gira con i pazienti implorando i medici di ricoverarli. Gli ospedali privati sono presi d'assalto. I due siti per le cremazioni sulle rive del Gange sono sovraffollati, c'è gente che brucia i corpi dei defunti ovunque sulle rive del fiume. La gente muore nelle strade, davanti agli ospedali, accanto alle lettighe o sulle barelle. Tutti dicono di non aver mai visto o immaginato nulla di simile”.

In questo scenario, il primo campo mobile per la raccolta delle donazioni è stato allestito ieri nel convento di Santa Maria, nel quartiere centrale della città. A inaugurarlo è stato il vescovo di Varanasi Eugene Joseph, che ha ricordato come salvare la vita degli altri sia la responsabilità più sacra e più importante per ogni cittadino. Da parte sua padre Anand Mathew ha aggiunto che si tratta di un modo per seguire l'esempio di Cristo, che dalla croce ha versato il suo sangue per la salvezza dell'umanità. Lo stesso amore e compassione - ha commentato - è necessario oggi per le vittime della pandemia.

“A Varanasi - spiega il vescovo Eugene Joseph ad AsiaNews - abbiamo forti legami con persone di ogni religione, soprattutto nei momenti di crisi e di gravi necessità ci ritroviamo insieme per servire i poveri e il bene comune. Data l'emergenza abbiamo deciso che fosse urgente mobilitarci per le donazioni di sangue: questo è stato il primo campo ma ne seguiranno altri nei prossimi giorni al St. Mary's Hospital, al Vishwa Jyoti Gurukul e a Christ Nagar. Purtroppo non ho potuto partecipare personalmente donando il mio sangue perché recentemente ho avuto il tifo e il mio medico me lo ha sconsigliato. Io stesso, inoltre, ho contratto il Covid-19 due mesi fa”.

“Il sangue donato - aggiunge padre Mathew - sarà al servizio di tutti. Chi è donatore di sangue ha il privilegio di poter utilizzare il proprio tesserino per ottenere sacche in caso di necessità o chiederle per un proprio caro durante le emergenze. Ma il frutto di questa raccolta sarà una benedizione soprattutto per i più poveri che non hanno nessuno su cui contare”.

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