14/08/2015, 00.00
INDIA
Invia ad un amico

Vescovo di Pune: Per l’indipendenza dell’India, chiediamo un mondo “libero dal nucleare”

di Thomas Dabre
Domani il Paese festeggia il giorno in cui è divenuto libero dal colonialismo britannico. New Delhi è tra le nazioni in possesso dell’atomica. Per mons. Dabre, la terra di Gandhi deve scegliere di risolvere le dispute “con la nonviolenza”.

Mumbai (AsiaNews) – Un mondo “libero dal nucleare” è quanto chiede mons. Thomas Dabre, arcivescovo di Pune, per celebrare l’anniversario dell’indipendenza dell’India, conquistata il 15 agosto 1947. Lodando l’esempio del popolo giapponese, che in occasione dell’anniversario dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki si è opposto alla ri-militarizzazione del Paese, il presule ricorda che anche l’India ha l’atomica, ma “come patria del Mahatma Gandhi dobbiamo essere per la pace e la nonviolenza”. Di seguito, una riflessione di mons. Dabre ad AsiaNews.

Nell’anniversario dell’indipendenza dell’India (15 agosto 1947) e per ricordare i bombardamenti di Hiroshima (6 agosto 1945) e Nagasaki (9 agosto 1945), vogliamo chiedere un mondo libero dal nucleare. Circa 300mila persone innocenti sono state uccise. Che crudeltà insensata!

Negli anni, i leader mondiali sono stati occupati a discutere delle armi nucleari. I principali argomenti a favore di tali armi sono stati la politica del “minimo deterrente” e del “non primo uso”, ma solo a scopo preventivo e per difesa nazionale. Questo ha portato alla proliferazione nucleare. Oggi diversi Paesi possiedono armi atomiche, inclusi l’India e il Pakistan. Tuttavia, tenendo conto del costo di vite umane e dei danni collaterali, sembra sempre più difficile, se non impossibile, difendere l’uso di queste armi. Nessuna nazione emergerà vittoriosa in una guerra nucleare, i cui effetti devastanti saranno sentiti per molti, lunghi anni. Quanti conoscono la devastazione su larga scala causata dai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, e hanno ascoltato i toccanti resoconti dei sopravvissuti, non possono che giungere alla conclusione che non potrà più esserci un’altra guerra simile.

Per questo, durante le commemorazioni degli anniversari di Hiroshima e Nagasaki, il popolo giapponese ha chiesto un mondo senza armi nucleari. Questa gente si oppone alla revisione della Costituzione nazionale, proposta da alcuni leader politici favorevoli alla re-militarizzazione e al riarmo del Giappone.

Dopo quelle due tragedie, il Paese ha deciso di essere una nazione pacifista. Da allora non ha più avuto un suo esercito [di aggressione; ha solo forze di auto-difesa, ndr]. So anche che la polizia non porta armi. Purtroppo però, ora alcuni chiedono questo cambiamento della Costituzione. Tuttavia, bisogna apprezzare e dare il benvenuto con tutto il nostro cuore alla crescente opposizione ai piani del governo di militarizzare il Giappone.

Sono i giovani, in particolare, a chiedere che non ci siano un riarmo del Paese.

Questo è davvero un segno di un futuro più luminoso. Preghiamo tutti insieme per un mondo senza armi nucleari. Credo che i cristiani nel mondo dovrebbero essere in prima linea per guidare l’opposizione alla proliferazione nucleare. Quelli che credono in Dio dovrebbero promuovere una campagna per la pace in un mondo senza armi atomiche. L’India è la terra delle religioni e del Mahatma Gandhi, che ha seguito l’ahimsa, la nonviolenza. Anche noi in India dovremmo essere per la pace e la nonviolenza, come modo per risolvere le dispute internazionali e con i Paesi al confine.

(Ha collaborato Nirmala Carvalho)

Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Anniversario dell’atomica, sindaco Hiroshima: bandire le armi nucleari
06/08/2021 11:33
Hiroshima, 62 anni fa l’atomica
06/08/2007
Nagasaki avverte: in “grave crisi” la non-proliferazione
09/08/2007
Nagasaki, 61 anni fa la bomba atomica
09/08/2006
Vescovo di Hiroshima: ‘Promuovere il Trattato contro il nucleare’
07/08/2018 10:55


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”