Lahore: per una (presunta) blasfemia, folla estremista incendia istituto femminile
di Jibran Khan
Aizzati da un leader islamico, i fondamentalisti hanno colpito la Farooqi Girls High School, fra le scuole di eccellenza del Paese. A scatenare l’attacco una presunta offesa contro Maometto in una traduzione in classe. Arrestati e sotto processo il preside e un insegnante. Sacerdote pakistano: episodi “inaccettabili”.

Lahore (AsiaNews) - Forti dissapori verso il dirigente scolastico e l'intenzione di colpire un istituto di eccellenza  per l'istruzione femminile sarebbero alla base dell'attacco alla Farooqi Girls High School di Lahore, nel Punjab, avvenuto il 31 ottobre scorso. La scuola è stata assalita da una folla inferocita, aizzata da un leader islamico locale, per un presunto caso di blasfemia che riguarderebbe il preside e un'insegnante. Fonti locali bene informate parlano invece di invidia verso l'uomo e la sua struttura, considerata di eccellenza fra le scuole in Pakistan. Un sacerdote spiega ad AsiaNews l'ennesimo episodio di abuso commesso in base alla "legge nera", senza che lo Stato e il governo siano in grado di far applicare la legge. 

Il 31 ottobre una folla di centinaia di persone ha incendiato l'istituto di Lahore, dove studiano 3mila persone e insegnano almeno 200 professori, considerato fra i centri di eccellenza per l'istruzione in Pakistan. L'apertura risale al 1978 ed è suddiviso in tre sezioni, nel corso degli anni ha ricevuto oltre 30 medaglie ed è apprezzato per l'impegno rivolto all'istruzione femminile. Dietro l'attacco vi sarebbe un presunto caso di blasfemia: una errata traduzione dall'inglese all'urdu di un passo del Corano su Maometto.

Il religioso islamico Jamia Kareemia Sadidia, che vive nei pressi della scuola, ha denunciato in base all'articolo 295-C del Codice penale pakistano - che prevede anche la pena di morte per chi dissacra il nome del profeta - il preside Asim Farooqi e l'insegnante Irfa Ahmed. Le forze dell'ordine hanno arrestato preside e professore, mentre il leader islamico radunava una folla di persone alla quale distribuiva fotocopie relative al (presunto) errore di traduzione del libro sacro.

Una folla, composta anche da persone del tutto estranee e nemmeno a conoscenza della vicenda, ha attaccato l'istituto e dato alle fiamme la struttura, compiendo saccheggi e devastazioni. La polizia non ha saputo (o forse voluto) contenere l'ira della massa di persone, consentendo la distruzione dell'edificio.

Attivisti per i diritti umani e organizzazioni internazionali condannano con forza l'episodio, giudicandolo l'ennesima prova che in Pakistan la frangia estremista - col pretesto della blasfemia e il benestare delle forze dell'ordine - può commettere abusi e violenze con la certezza di restare impunita.

P. Arif James, sacerdote a Lahore, sottolinea che il tribunale "deciderà se" docente e preside "sono colpevoli o innocenti", perché il procedimento per il presunto caso di blasfemia continua. Tuttavia, egli aggiunge che "farsi giustizia da sé", come avvenuto anche in questo caso da parte di una folla estremista, è "inaccettabile" oltre che segno evidente del fatto che governo e Stato non siano in grado di far applicare la legge. Il sacerdote ricorda che in un caso analogo, quando una folla ha ucciso un uomo instabile di mente (cfr. AsiaNews 05/07/2012 Punjab: estremisti musulmani bruciano vivo un disabile mentale accusato di blasfemia), l'esecutivo avrebbe dovuto prendere "seri provvedimenti", mentre nulla è cambiato e le violenze continuano. "È tempo che le istituzioni - conclude il prete - promuovano una legislazione in grado di arginare questi fenomeni".   

 

 

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