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    » 05/07/2012, 00.00

    PAKISTAN

    Punjab: estremisti musulmani bruciano vivo un disabile mentale accusato di blasfemia

    Jibran Khan

    L’uomo, le cui generalità sono tuttora ignote, era detenuto nella stazione di polizia di Chani Goth, a Bahawalpur. Una folla, aizzata dai leader religiosi locali, lo ha prelevato dalla cella, cosparso di benzina e dato fuoco. Nel raid incendiati veicoli delle forze dell’ordine e malmenati quattro agenti. Vescovo di Islamabad: è tempo di introdurre alcune modifiche alla legge.

    Bahawalpur (AsiaNews) - Una folla di estremisti musulmani, aizzati dai leader religiosi locali, ha fatto irruzione lo scorso 3 luglio in un carcere di Bahawalpur (Punjab) prelevando un uomo rinchiuso in cella. Gli assalitori lo hanno cosparso di benzina e gli hanno dato fuoco, perché in precedenza si era sparsa la voce che egli fosse colpevole di blasfemia. E nulla hanno potuto gli agenti della prigione, incapaci di contenere l'attacco dei fanatici; quattro poliziotti hanno riportato diverse ferite e ora sono ricoverati in carcere. Al momento non si hanno maggiori informazioni sulle generalità dell'uomo, bruciato vivo con disumana brutalità e deceduto in seguito alle gravissime ferite riportate. Dalle prime ricostruzioni pare che egli avesse problemi mentali ed era stato rinchiuso in cella, mentre gli inquirenti vagliavano la sua posizione in merito alla presunta violazione della "legge nera". Tuttavia, la voce di un rogo del Corano si è diffusa con rapidità innescando la folle reazione dei fondamentalisti e l'ennesimo omicidio extragiudiziale per un presunto caso di blasfemia.

    A raccontare la vicenda ad AsiaNews è il vice-ispettore del distretto di Bahawalpur. La stazione di polizia di Chani Goth, spiega il funzionario, ha ricevuto una denuncia, secondo cui un uomo "avrebbe bruciato pagine del Corano". Gli agenti lo hanno arrestato e rinchiuso in cella. Nel frattempo alcuni leader religiosi "hanno annunciato attraverso gli altoparlanti che una persona aveva commesso blasfemia contro l'islam". Così, una folla si è riunita all'esterno della prigione chiedendo la consegna del presunto criminale. "Hanno persino bloccato la strada principale" continua, poi "hanno divelto le porte e attaccato gli agenti: anche io ho riportato ferite nell'assalto".

    Prima di acquisire le informazioni sulla generalità dell'uomo - ancora ignote - e di accertare lo stato di salute mentale e il presunto caso di blasfemia, la folla lo ha bloccato e, dopo averlo cosparso di benzina, gli ha dato fuoco (nella foto, un momento del rogo). Il vice-ispettore sottolinea che gli estremisti hanno incendiato alcuni veicoli delle forze dell'ordine parcheggiate al suo interno e "l'assalto è proseguito per oltre due ore", fino a che "l'uomo non è completamente bruciato".

    Il cadavere sarà sottoposto ad autopsia e gli inquirenti attendono i risultati per cercare di dargli un'identità; finora nessuno ha rivendicato la salma o denunciato la scomparsa di familiari. Intanto organizzazioni per i diritti umani e attivisti, fra cui la Masihi Foundation Pakistan e la Life for All, denunciato il nuovo caso di omicidio extragiudiziale in seguito a una denuncia per blasfemia. In molti puntano il dito contro la polizia, incapace di garantire l'incolumità degli arrestati e di contenere la follia dei gruppi estremisti, che spesso agiscono spinti da leader religiosi locali.

    La diocesi cattolica di Bahawalpur esprime una ferma condanna per l'episiodo: p. Zafar Samuel parla di "atto disumano" e auspica l'introduzione di iniziative "atte a creare maggiore consapevolezza sui casi di blasfemia e le leggi associate". Gli fa eco il vescovo di Islamabad-Rawalpindi, secondo cui "farsi giustizia da sé non è applicare la legge". È tempo di "introdurre alcune modifiche nella normativa", aggiunge mons. Rufin Anthony, e di introdurre leggi che "proteggano gli innocenti e diano sicurezza alle persone accusate e sotto processo". "Quanto sangue dovrà essere ancora versato - conclude - prima che le autorità capiscano che è tempo di cambiare".

    E la mente della comunità cristiana corre subito verso Asia Bibi, 46enne madre di cinque figli, condannata a morte nel novembre 2010 in base alla "legge nera" e ora in attesa del processo di appello, rinchiusa in isolamento nel carcere femminile di Sheikhupura (nel Punjab). Per la sua liberazione si sono mobilitati anche il governatore del Punjab Salman Taseer e Shahbaz Bhatti, ministro per le Minoranze religiose: entrambi sono stati assassinati lo scorso anno, per mano degli estremisti islamici. Anche Benedetto XVI ha lanciato un appello per la liberazione di Asia Bibi, provata nel fisico e nel morale dalla lunga prigionia.

    Le leggi sulla blasfemia negli ultimi 20 anni hanno causato attacchi contro intere comunità, come avvenuto a Shantinagar e nel Multan (1997), oppure nel passato recente a Gojra (2009), con morti e decine di case incendiate. Secondo dati della Commissione nazionale di Giustizia e Pace della Chiesa cattolica (Ncjp), dal 1986 all'agosto del 2009 almeno 964 persone sono state incriminate per aver profanato il Corano o diffamato il profeta Maometto. Fra questi 479 erano musulmani, 119 cristiani, 340 ahmadi, 14 indù e altri 10 di altre religioni. Essa costituisce anche un pretesto per attacchi, vendette personali o omicidi extra-giudiziali: circa 35 finora, compiuti da singoli o folle inferocite come in quest'ultimo caso.

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