Vescovi vietnamiti: La nuova legge sulle religioni, tra novità positive e vecchie ingerenze

In un documento ufficiale scritto dal Comitato permanente, la Conferenza episcopale dà un giudizio sul progetto legislativo proposto da Hanoi. Lo Stato intende riconoscere le organizzazioni religiose come personalità giuridiche, e il loro diritto di fondare scuole. Rimangono ancora troppe le restrizioni nelle attività religiose e le richieste delle autorità. Il governo tace sulla possibilità di costruire nuove chiese.

 


Hanoi (AsiaNews/EdA) – Con la nuova legge sulle religioni la Chiesa cattolica sarà riconosciuta come personalità giuridica e potrà aprire istituti educativi; allo stesso tempo però lo Stato non prevede la possibilità di costruire nuove chiese e mantiene l'obbligo dei permessi soffocanti per svolgere le attività religiose. Sono queste, in sintesi, le questioni esposte dal Comitato permanente della Conferenza episcopale vietnamita, che con una lunga lettera ha risposto all’Assemblea nazionale del Partito comunista e alla nuova stesura della legge sulle fedi e le religioni presentata dal governo il 17 agosto scorso. Hanoi aveva chiesto ai vertici delle religioni di inviare un documento con le proprie osservazioni. I primi cattolici a rispondere erano stati i fedeli della diocesi di Bach Ninh, che la settimana scorsa avevano sottolineato i limiti della nuova bozza.

Fin dalla sua presentazione nell’aprile 2015, il progetto ha sollevato le proteste dei vertici delle principali istituzioni religiose. La legge è infatti piena di condizionamenti sulla registrazione dei luoghi di culto, sul personale, sulle attività, sui programmi, tanto da rendere impossibile ogni azione.

Nel nuovo testo, firmato da mons. Nguyen Van Kham, vice-segretario della Conferenza episcopale, i vescovi apprezzano “il fatto che l’Assemblea nazionale cerchi il parere delle organizzazioni religiose, questo è un punto importante che mostra un atteggiamento rispettoso dei legislatori nei confronti delle organizzazioni e delle persone coinvolte dalla legge”.

Nonostante questo, i firmatari lamentano il tempo troppo breve (dal 18 al 31 agosto) concesso dalle autorità alle organizzazioni religiose per preparare la documentazione di risposta.

La lettera inizia con l’elenco delle novità positive che differenziano la nuova bozza rispetto alle versioni precedenti. In primo luogo, “il riconoscimento delle organizzazioni religiose e delle istituzioni che da esse dipendono come persone giuridiche (e non più commerciali)”. In secondo luogo, la sostituzione della parola “registrazione” con “comunicazione” o “proposta” delle attività del soggetto religioso, in modo da attenuare il ruolo dispotico dello Stato. Però, notano i vescovi, “non basta cambiare una parola ma bisogna sostituire un modo di vedere e di fare […]. La libertà religiosa è un diritto umano fondamentale e non una grazia accordata dallo Stato”.

Inoltre, il nuovo progetto di legge “sottolinea il diritto alla denuncia e all’accusa su fatti riguardanti la fede e la religione”. Il quarto aspetto positivo, continuano i vescovi, è il diritto riconosciuto alle organizzazioni religiose “di fondare istituti educativi conformi al sistema educativo nazionale”. In questo modo “si dà l’opportunità alle comunità religiose di dare il proprio contributo nel campo dell’istruzione e della sanità, nell’interesse della società intera”.

Una volta elencati i punti positivi, il documento dei vescovi espone una serie di proposte di modifica a diversi articoli, volte a garantire maggiori libertà e diritti per le organizzazioni religiose. Un punto cruciale riguarda la richiesta che lo Stato fa alle comunità di registrare e comunicare le proprie attività con largo anticipo: “Lo Stato ha questo diritto – spiegano i vescovi – però esso deve anche garantire una risposta scritta in tempi brevi e, in caso di rifiuto, è necessario che le autorità spieghino nel dettaglio le ragioni del diniego e che le organizzazioni possano fare ricorso”.

In conclusione del messaggio, i vescovi espongono una questione non presa in esame dalla nuova legge: “Alla sezione 57 – scrivono – si parla del restauro degli edifici di culto […], tuttavia il progetto non dice nulla circa la costruzione di nuove strutture religiose”. Venendo incontro alle esigenze della popolazione, “proponiamo che dove ci siano 50 o 100 persone della stessa fede, lì sia consentito costruire un nuovo luogo di culto”.  

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