Nepal del sud, violenze settarie tra indù e musulmani. Centinaia di giovani in fuga
di Christopher Sharma

Gli scontri sono scaturiti dopo la morte di un indù, punito dai musulmani perché non aveva voluto partecipare alla festa per il compleanno di Maometto. Gli indù temono nuove violenze; i seguaci dell’islam l’arresto per omicidio. Parroco di Kathmandu: “Preghiamo per la pace”.


Kathmandu (AsiaNews) – Centinaia di giovani e uomini indù e musulmani sono fuggiti da un villaggio del Nepal meridionale e di loro non si sa più nulla. La fuga precipitosa è iniziata il mese scorso, dopo che l’uccisione di un indù nel villaggio di Bidhyanagar ha scatenato un’ondata di violenze tra i fedeli delle due comunità religiose. Gli indù scappano perché il villaggio è a maggioranza islamica e temono di subire nuove aggressioni; i musulmani si sono dati alla macchia per evitare l’arresto della polizia e l‘incriminazione per violenze settarie. P. Ignatius Rai, parroco della cattedrale dell’Assunzione di Kathmandu, spiega ad AsiaNews: “Tutti i gruppi religiosi sono liberi di professare la propria fede e dobbiamo rispettarci l’un l’altro. Ogni violenza e omicidio in nome della religione sono da condannare”.

La situazione è precipitata il giorno della festa della nascita di Maometto [che quest’anno si è celebrata il 12 dicembre – ndr], quando Munnalal Yadav, indù, è stato ucciso a bastonate da alcuni musulmani perché “colpevole” di essersi rifiutato di accettare l’invito a prender parte alle celebrazioni.

L’uomo è stato ucciso e il fratello Tilakram Yadav, 52 anni, è rimasto gravemente ferito. “Io non sono riuscito a fuggire a causa delle ferite – racconta – ma più di 100 uomini sono già scappati. L’intero villaggio vive nella paura di ulteriori vendette e scontri tra indù e musulmani”. Nazima Badhai, 60 anni, aggiunge: “Mio marito e mio figlio sono riusciti a fuggire subito dopo i disordini. Nel villaggio sono rimaste solo le donne con i bambini e alcune persone molto anziane. Noi siamo poveri e malati e non riusciamo a muoverci”. “Se qualcuno dovesse attaccarci – continua con rassegnazione – non sapremmo come difenderci. Speriamo che lo Stato ci protegga”.

Nel villaggio di Bidhyanagar, nel distretto di Kapilvastu [già in passato scenario di violenze settarie tra le due comunità, ndr], vivono in tutto 124 famiglie, 100 musulmane e 24 indù. Gli scontri hanno provocato diversi feriti e alcuni poliziotti sono stati schierati per riportare l’ordine. Gli agenti hanno arrestato sei persone, ma le indagini sono in stallo a causa della fuga di molti sospettati.

Nello stesso giorno di festa per il compleanno del profeta, incidenti simili sono avvenuti anche nel villaggio di Matehiya, nel distretto di Banke (nel sud-ovest del Paese), provocando la morte di due persone. Le uccisioni hanno innescato altre violenze e il danneggiamento di case e luoghi di culto. Mentre il figlio dell’indù ucciso a Bidhyanagar chiede giustizia per il padre e “che i musulmani colpevoli siano puniti”, p. Rai invita tutti “a pregare per la pace e la tolleranza”.

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