La Pasqua dei giovani
di Bernardo Cervellera

Nel Vangelo di Marco è un giovane che annuncia la resurrezione di Gesù. La crisi del mondo giovanile: “sfiducia, indifferenza, indignazione verso le istituzioni”, anche verso la Chiesa. Si impara a vivere senza Dio e senza Chiesa. L’importanza del prossimo Sinodo e della testimonianza di chi è “giovane” grazie alla missione.


Roma (AsiaNews) - Un corpo morto, un cadavere irrigidito, segnato dalle sofferenze e dall’umiliazione, torna a vivere e si mostra splendente, pur coi segni della passione: è la notizia – improbabile alla mente dell’uomo – che la Chiesa annuncia la notte di Pasqua. Per rendere più credibile e ragionevole tale annuncio, i teologi spiegano che la base di tutti i vangeli è la tomba vuota, un fatto concreto sperimentabile da quasi 2mila anni a Gerusalemme. L’edicola del Santo Sepolcro appena restaurata, grida la sua gioia avvolta da icone, lampade e candele, edificata su una pietra consumata: quel sepolcro per i cristiani non è da rifuggire, ma è la base della nostra speranza.

La tomba vuota da sola non è sufficiente a credere. Gli evangelisti parlano di “un angelo (Matteo), di due uomini (Luca), di due angeli (Giovanni), che spiegano che il Signore ricercato dalle donne in pianto “non è qui”, è sfuggito alla morte. Fra tutti, colpisce che l’evangelista Marco affida questo annuncio a un giovane: “Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto” (Mc 16, 5-6).

MI è venuto in mente questo passaggio dopo la decisione di papa Francesco di scegliere come tema nel prossimo Sinodo dell’ottobre 2018 i giovani e precisamente: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Nel documento preparatorio al Sinodo, si mettono in luce gli aspetti generali di una crisi che attraversa il mondo giovanile (e non solo): fluidità. Incertezze, rapidità di cambiamenti, relativismo. Di fatto nella società contemporanea i giovani vengono visti e valorizzati solo come soggetti di consumo. Per il resto essi sono sfruttati, malpagati o addirittura tenuti lontano dal mondo del lavoro degli adulti, gelosi dei loro privilegi.

Questo porta i giovani a nutrire “sfiducia, indifferenza o indignazione verso le istituzioni”, anche verso la Chiesa, considerata sempre più un inutile relitto del passato. “I giovani – dice il documento - non si pongono ‘contro’, ma stanno imparando a vivere ‘senza’ il Dio presentato dal Vangelo e ‘senza’ la Chiesa”.

Ma nel generale quadro di incertezze, i giovani sentono “il bisogno di figure di riferimento vicine, credibili, coerenti e oneste, oltre che di luoghi e occasioni in cui mettere alla prova la capacità di relazione con gli altri (sia adulti, sia coetanei) e affrontare le dinamiche affettive. Cercano figure in grado di esprimere sintonia e offrire sostegno, incoraggiamento e aiuto a riconoscere i limiti, senza far pesare il giudizio”.

Nel Messaggio per la 32ma Giornata mondiale della gioventù, che quest’anno si celebra nelle diocesi, alla Domenica delle Palme, papa Francesco riprende questo tema e suggerisce ai giovani di incontrarsi con gli adulti e addirittura con i nonni: “Vi rendete conto della straordinaria fonte di ricchezza che è l’incontro tra i giovani e gli anziani? Quanta importanza date agli anziani, ai vostri nonni? Giustamente voi aspirate a ‘prendere il volo’, portate nel cuore tanti sogni, ma avete bisogno della saggezza e della visione degli anziani. Mentre aprite le ali al vento, è importante che scopriate le vostre radici e raccogliate il testimone dalle persone che vi hanno preceduto… Come Maria con Elisabetta, rivolgete il vostro sguardo agli anziani, ai vostri nonni. Vi diranno cose che appassioneranno la vostra mente e commuoveranno il vostro cuore”.

Tutto questo potrebbe sembrare in contraddizione con quanto abbiamo detto in precedenza, che l’annuncio della resurrezione è stato affidato a un giovane. Ma esiste una giovinezza che è del cuore, capace di superare anche l’immobilità e la lentezza della vecchiaia: è la giovinezza data dalla fede e dal desiderio della missione, di comunicare a tutti la gioia che Dio ha vinto la morte. Del mio primo viaggio in India, ho ancora davanti agli occhi l’immagine di una suora, suor Ida, missionaria dell’Immacolata (le “cugine” del Pime), che ultraottantenne danza con i suoi bambini dell’asilo. È la resurrezione di Cristo che rende tutti, giovani e vecchi, dei giovani annunciatori. Buona Pasqua.

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