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  • » 13/01/2017, 15.19

    VATICANO

    Papa: Chiesa in ascolto “della sensibilità, della fede; perfino dei dubbi e delle critiche” dei giovani



    Lettera di Francesco in occasione della presentazione del documento preparatorio del Sinodo del 2018, che avrà per tema "I giovani, la fede e il discernimento vocazionale". Per i giovani ci sarà un questionario su internet.

    Città del Vaticano (AsiaNews) – La Chiesa desidera mettersi in ascolto “della voce, della sensibilità, della fede; perfino dei dubbi e delle critiche” dei giovani per saper stare loro accanto nella costruzione del loro futuro, invitandoli a non avere paura di ascoltare “lo Spirito che vi suggerisce scelte audaci, non indugiate quando la coscienza vi chiede di rischiare per seguire il Maestro”. Lo scrive papa Francesco in una “Lettera ai giovani” resa nota in occasione della presentazione del documento preparatorio del Sinodo del 2018, che avrà per tema "I giovani, la fede e il discernimento vocazionale".

    “Mi vengono in mente – scrive il Papa - le parole che Dio rivolse ad Abramo: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò» (Gen 12,1). Queste parole sono oggi indirizzate anche a voi: sono parole di un Padre che vi invita a ‘uscire’ per lanciarvi verso un futuro non conosciuto ma portatore di sicure realizzazioni, incontro al quale Egli stesso vi accompagna. Vi invito ad ascoltare la voce di Dio che risuona nei vostri cuori attraverso il soffio dello Spirito Santo”.

    “Desidero anche ricordarvi – prosegue il documento - le parole che Gesù disse un giorno ai discepoli che gli chiedevano: «Rabbì […], dove dimori?». Egli rispose: «Venite e vedrete» (Gv 1,38-39). Anche a voi Gesù rivolge il suo sguardo e vi invita ad andare presso di lui. Carissimi giovani, avete incontrato questo sguardo? Avete udito questa voce? Avete sentito quest’impulso a mettervi in cammino? Sono sicuro che, sebbene il frastuono e lo stordimento sembrino regnare nel mondo, questa chiamata continua a risuonare nel vostro animo per aprirlo alla gioia piena. Ciò sarà possibile nella misura in cui, anche attraverso l’accompagnamento di guide esperte, saprete intraprendere un itinerario di discernimento per scoprire il progetto di Dio sulla vostra vita. Pure quando il vostro cammino è segnato dalla precarietà e dalla caduta, Dio ricco di misericordia tende la sua mano per rialzarvi”.

    Il Papa sottolinea poi la voglia di cambiare propria del cuore dei giovani, che “non sopporta l’ingiustizia e non può piegarsi alla cultura dello scarto, né cedere alla globalizzazione dell’indifferenza”. “Un mondo migliore si costruisce anche grazie a voi, alla vostra voglia di cambiamento e alla vostra generosità”.

    “Pure la Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori”. “Così, anche attraverso il cammino di questo Sinodo, io e i miei fratelli Vescovi vogliamo diventare ancor più «collaboratori della vostra gioia» (2 Cor 1,24)”.

    Due questionari sulla realtà dei giovani

    Il documento al quale fa riferimento il Papa, ha uno scopo consultivo. Esso è indirizzato in primo luogo ai vescovi e contiene un questionario. Un secondo questionario, direttamente rivolto ai giovani, viene poi annunciato. Tale seconda consultazione si terrà, e sarà una prima volta, via internet. Le risposte ai due questionari costituiranno la base per la redazione del Documento di lavoro o Instrumentum laboris del Sinodo.

    Un’analisi della realtà parte dalla considerazione che “la rapidità dei processi di cambiamento e di trasformazione è la cifra principale che caratterizza le società e le culture contemporanee”, per cui “ci troviamo in un contesto di fluidità e incertezza mai sperimentato in precedenza: è un dato di fatto da assumere senza giudicare aprioristicamente se si tratta di un problema o di una opportunità”.

    In questo mondo, dominato da una cultura “scientista”, molte società sono sempre più multiculturali e multireligiose. “In particolare la compresenza di più tradizioni religiose rappresenta una sfida e un’opportunità: può crescere il disorientamento e la tentazione del relativismo, ma insieme aumentano le possibilità di confronto fecondo e arricchimento reciproco. Agli occhi della fede questo appare come un segno del nostro tempo, che richiede una crescita nella cultura dell’ascolto, del rispetto e del dialogo”. E’ un generale quadro di incertezze, nel quale “i giovani sentano il bisogno di figure di riferimento vicine, credibili, coerenti e oneste, oltre che di luoghi e occasioni in cui mettere alla prova la capacità di relazione con gli altri (sia adulti, sia coetanei) e affrontare le dinamiche affettive. Cercano figure in grado di esprimere sintonia e offrire sostegno, incoraggiamento e aiuto a riconoscere i limiti, senza far pesare il giudizio”. Figure cercate non solo in ambito familiare e non solo tra gli adulti.

    “Tendenzialmente cauti nei confronti di coloro che sono al di là della cerchia delle relazioni personali, i giovani nutrono spesso sfiducia, indifferenza o indignazione verso le istituzioni. Questo non riguarda solo la politica, ma investe sempre più anche le istituzioni formative e la Chiesa, nel suo aspetto istituzionale. La vorrebbero più vicina alla gente, più attenta ai problemi sociali, ma non danno per scontato che questo avvenga nell’immediato. Tutto ciò si svolge in un contesto in cui l’appartenenza confessionale e la pratica religiosa diventano sempre più tratti di una minoranza e i giovani non si pongono ‘contro’, ma stanno imparando a vivere ‘senza’ il Dio presentato dal Vangelo e ‘senza’ la Chiesa, salvo affidarsi a forme di religiosità e spiritualità alternative e poco istituzionalizzate o rifugiarsi in sette o esperienze religiose a forte matrice identitaria”.

    In tale contesto di fluidità e precarietà si tende a rifiutare l’idea stessa che una scelta porti necessariamente al rifiuto di un’altra. “Si rifiuta che costruire un percorso personale di vita significhi rinunciare a percorrere in futuro strade differenti: «Oggi scelgo questo, domani si vedrà». Nelle relazioni affettive come nel mondo del lavoro l’orizzonte si compone di opzioni sempre reversibili più che di scelte definitive”.

    “In questo quadro risulta particolarmente urgente promuovere le capacità personali mettendole al servizio di un solido progetto di crescita comune. I giovani apprezzano la possibilità di combinare l’azione in progetti concreti su cui misurare la propria capacità di ottenere risultati, l’esercizio di un protagonismo indirizzato a migliorare il contesto in cui vivono, l’opportunità di acquisire e raffinare sul campo competenze utili per la vita e il lavoro”.

    “Incontrare”, “accompagnare” e “prendersi cura” dei giovani

    Centrale nel documento è quindi la volontà della Chiesa di “incontrare”, “accompagnare” e “prendersi cura” dei giovani, “a partire dalla fede”. “La fede, in quanto partecipazione al modo di vedere di Gesù”, “è la fonte del discernimento vocazionale”, attraverso il quale “la persona arriva a compiere, in dialogo con il Signore e in ascolto della voce dello Spirito, le scelte fondamentali, a partire da quella sullo stato di vita”.

    Dal momento poi che “credere significa mettersi in ascolto dello Spirito e in dialogo con la Parola che è via, verità e vita (cfr. Gv 14,6) con tutta la propria intelligenza e affettività, imparare a darle fiducia ‘incarnandola’ nella concretezza del quotidiano, nei momenti in cui la croce si fa vicina e in quelli in cui si sperimenta la gioia di fronte ai segni di risurrezione”, questa è “la sfida che interpella la comunità cristiana e ogni singolo credente”. Egli deve riconoscere ciò che avviene nel proprio mondo interiore, interpretare ciò che ha riconosciuto e decidere conseguentemente, “autentico esercizio di libertà umana e di responsabilità personale”.

    E “la decisione richiede di essere messa alla prova dei fatti in vista della sua conferma”. “La scelta non può restare imprigionata in una interiorità che rischia di rimanere virtuale o velleitaria – si tratta di un pericolo accentuato nella cultura contemporanea –, ma è chiamata a tradursi in azione, a prendere carne, a dare inizio a un percorso, accettando il rischio di confrontarsi con quella realtà che aveva messo in moto desideri ed emozioni”.

    Il discernimento vocazionale, come tutte le cose importanti della vita, “è un processo lungo, che si snoda nel tempo, durante il quale continuare a vigilare sulle indicazioni con cui il Signore precisa e specifica una vocazione che è squisitamente personale e irripetibile”.

    Per la Chiesa, però, ciò comporta mettere attenzione alla sua azione pastorale, cioè ai soggetti, ai luoghi e agli strumenti dell’accompagnamento vocazionale. Ai giovani, soggetti dell’azione pastorale la Chiesa chiede “di aiutarla ad identificare le modalità oggi più efficaci per annunciare la Buona Notizia”. E’, alla fine, lo scopo del questionario – quello rivolto ai vescovi - che conclude il documento. In esso, tra l’altro, si chiede “In che modo ascoltate la realtà dei giovani?”, “Quali tipi e luoghi di aggregazione giovanile, istituzionali e non, hanno maggior successo in ambito ecclesiale, e perché?”, “Quali tipi e luoghi di aggregazione giovanile, istituzionali e non, hanno maggior successo fuori dall’ambito ecclesiale, e perché?”, “Che cosa chiedono concretamente i giovani del vostro Paese/i alla Chiesa oggi?”.

    Ancora: “In che modo tenete conto del cambiamento culturale determinato dallo sviluppo del mondo digitale?”, “In quale modo le Giornate Mondiali della Gioventù o altri eventi nazionali o internazionali riescono a entrare nella pratica pastorale ordinaria?”, “Che tempi e spazi dedicano i pastori e gli altri educatori per l’accompagnamento spirituale personale?”. A quest’ultima serie di questioni è aggiunta una ulteriore serie di domande, differenziate per continente. Per l’Asia, ad esempio, si chiede “Quali visioni e strutture di pastorale giovanile vocazionale rispondono meglio ai bisogni del vostro continente?”: “Come interpretate la ‘paternità spirituale’ in contesti dove si cresce senza la figura paterna? Quale formazione offrite?” e “Come riuscite a comunicare ai giovani che c’è bisogno di loro per costruire il futuro della Chiesa?”. (FP)

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