Il presidente iraniano presenta la squadra di governo. Nessun ministro donna

Assegnati 17 dicasteri su 18. Restano confermati i ministri chiave del precedente governo. Fra questi i titolari degli Esteri, Petrolio, Intelligence e Interni. Nuovi ingressi alla Difesa e alla Giustizia. L’ala riformista critica la mancanza di esponenti femminili. Rouhani ha ceduto alla pressioni dell’establishment religioso. 

 


Teheran (AsiaNews) - Il presidente iraniano Hassan Rouhani, che ha da poco iniziato il secondo mandato in seguito alla vittoria elettorale del maggio scorso, ha presentato al Parlamento (Majlis) la lista dei ministri del nuovo esecutivo. La lista non prevede la presenza di donne e assegna 17 su 18 dicasteri; resta vacante il titolare del ministero  della Scienza, ricerca e tecnologia, che verrà assegnato in un secondo momento. 

Rispetto al precedente esecutivo, il capo di Stato ha cambiato otto ministri. Tuttavia, restano confermati i titolari di alcuni fra i dicasteri chiave del governo. Fra questi il capo della diplomazia iraniana, ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif. E ancora, il ministro del Petrolio Bijan Namdar-Zangeneh, il collega all’Intelligence Mahmoud Alavi, il titolare della Sanità Hassan Ghazizadeh Hashemi e Abdul-Reza Rahmani Fazli come ministro degli Interni. 

Fra i nuovi ingressi vi è il generale di brigata Amir Hatam, che è chiamato a guidare il ministero della Difesa, e Seyyed Alireza Avaie a cui spetta il dicastero della Giustizia. Al momento non è dato sapere quando verrà assegnato anche l’ultimo ruolo vacante, il ministero della Scienza, ricerca e tecnologia. 

Sempre ieri è giunta la nomina di Es'haq Jahangiri come primo vice-presidente della nuova amministrazione. Egli ha ricoperto il medesimo ruolo anche in occasione del primo mandato del presidente Rouhani, che ha ottenuto la conferma al secondo mandato con il 57% dei consensi. 

Il 3 agosto scorso il grande ayatollah Ali Khamenei ha approvato in via formale la nomina di Rouhani a capo di Stato; due giorni più tardi egli ha prestato giuramento in Parlamento e da quel momento sono scattate le due settimane assegnate dalla Costituzione per la presentazione della lista dei ministri e il successivo voto di fiducia da parte dell’Assemblea. 

Il 15 agosto è previsto il dibattimento in aula, quindi il voto finale che sancirà a pieno titolo l’inizio della nuova legislatura. 

Intanto emergono le prime critiche sulla formazione della squadra di governo, in primis per la mancanza di esponenti femminili. Rouhani è considerato un esponente dei moderati e i suoi sostenitori, sin dalla campagna elettorale, hanno auspicato maggiori aperture in termini di riforme a ammodernamento dello Stato, partendo proprio dalla presenza delle donne nei ruoli chiave della politica e delle istituzioni del Paese. 

Dalla rivoluzione islamica del 1979, in Iran una sola donna ha ricoperto la carica di ministro della Repubblica. Nella squadra di governo si nota anche l’assenza di sunniti, il 10% del totale nel più importante e popoloso Paese musulmano sciita. 

Nel febbraio scorso, durante una conferenza intitolata “Donne, moderazione e sviluppo” lo stesso Rouhani aveva invocato una maggiore presenza dell’universo rosa all’interno della politica e della cultura. Nell’occasione egli aveva garantito pari opportunità di impiego alle donne e accesso ai servizi in caso di rielezione. I critici ora accusano il 68enne leader di aver infranto le promesse. Fra questi vi è anche Mohammad Karroubi, figlio del leader riformista Mehdi Karroubi, che in tweet afferma: “Come si può parlare di uguaglianza di tutta la nazione, quando vengono ignorate le donne e le minoranze religiose?”. Analisti ed esperti affermano che la scelta di Rouhani è frutto delle pressioni esercitata dall’establishment religioso in Iran, primo fra tutti il grande ayatollah Khamenei.

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