Israele, ex capo intelligence: Trump mantenga l’accordo sul nucleare iraniano

Amos Yadlin invita la Casa Bianca a non mettere fine al Jcpoa e riservare la “minaccia” di un ritiro in un momento “più strategico”. Per esercitare maggiori pressioni su Teheran serve il sostegno dell’Europa. Direttore generale Aiea: l’Iran rispetta “tutti gli impegni presi”. Premier britannica: ha “neutralizzato” la ambizioni nucleari della Repubblica islamica.

 


Gerusalemme (AsiaNews) - Il presidente Usa Donald Trump non deve mettere fine all’accordo sul nucleare iraniano (il Jcpoa), almeno non ora, e riservarsi la “minaccia” di un “ritiro” in un “momento più strategico”, quando sarà necessaria “maggiore” forza contrattuale. È quanto scrive Amos Yadlin, ex capo dell’intelligence militare israeliana, per oltre 40 anni nell’esercito e oggi direttore esecutivo dell’Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale dell’università di Tel Aviv. Anche in Israele, come in molte cancellerie occidentale e ong internazionali, si levano le voci di quanti invitano la Casa Bianca a mantenere fede allo storico accordo raggiunto nel luglio 2015 e che assicura, nei termini, il solo uso del nucleare per scopi civili da parte di Teheran.

Un eventuale tentativo degli Stati Uniti di “migliorare” le condizioni cui deve sottostare l’Iran, afferma Yadlin, necessitano del “sostegno dell’Europa, per non parlare di Russia e Cina”. In sostanza, l’ex militare e stratega non critica in modo aperto le riserve di Trump all’accordo, ma è convinto che al momento “le condizioni e la tempistica” per cancellarlo siano “sbagliate”.

Egli suggerisce agli Stati Uniti e all’Occidente di utilizzare la politica “del rischio calcolato” con l’Iran, per migliorare ed estendere ancor più l’accordo stesso fra il 2023 e il 2025, poco prima della fine delle restrizioni sull’atomica degli ayatollah. “Migliorare l’accordo - scrive - è un obiettivo che va perseguito con forza nel medio e lungo periodo, ma solo dopo aver creato le condizioni per una pressione internazionale sull’Iran, di modo che accetti le restrizioni previste”.

Se Washington prova a “forzare la mano” per ottenere maggiori concessioni ora, aggiunge, dovrà muoversi da sola senza il contributo delle altre nazioni firmatarie dell’accordo (Regno Unito, Francia, Russia Cina e Germania). Infine, Yadlin dichiara di apprezzare la linea dura adottata da Trump nei confronti dell’Iran, volendo inserire in un futuro (ri)negoziato sul nucleare anche il “terrorismo” e il “sostegno fornito da Teheran” nella regione mediorientale.

In queste ore sulla vicenda si registra anche l’intervento del direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) Yukiya Amano, il quale conferma che l’Iran sta rispettando tutti i punti previsti dall’accordo del 2015. Nonostante le accuse di Trump, quindi, il massimo esperto in materia sottolinea che “gli impegni presi [da Teheran]” sono tutti “attuati”. Intervenendo a una conferenza dedicata alla sicurezza in tema di nucleare, Amano ricorda inoltre che l’Iran è sottoposto al “regime di verifica più rigoroso del mondo”.

A difendere l’accordo sul nucleare vi sono anche la rappresentante della politica estera Ue Federica Mogherini, la quale ricorda che il Jcpoa “ha scritto la fine di una delle peggiori crisi nucleari del nostro tempo”. “Abbiamo l’interesse, la responsabilità e il dovere - prosegue - di preservare l’accordo sul nucleare con l’Iran, di lavorare per rafforzare e non indebolire il regime di non proliferazione”.

A stretto giro di vite giunge anche la posizione della premier britannica Theresa May, che in una telefonata con l’omologo israeliano Benjamin Netanyahu sottolinea come l’accordo “ha neutralizzato” la possibilità che Teheran si dotasse dell’atomica. Il governo del Regno Unito, conclude la nota, “resta fermamente ancorata all’accordo, il quale è di vitale importanza per la sicurezza a livello regionale”.

 

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