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  • » 05/10/2017, 11.09

    ISRAELE - IRAN - USA

    Ex braccio destro di Netanyahu: l’accordo sul nucleare iraniano va sostenuto e rafforzato



    Dal 2009 al 2011 Uzi Arad ha ricoperto il ruolo di consigliere per la sicurezza nazionale del governo israeliano. Oggi difende il patto sull’atomica, perché oltre a questo c’è “il nulla”. Egli non nega la “minaccia” iraniana, ma il tema del nucleare è specifico e va salvaguardato. E attacca l’ambasciatrice Usa all’Onu, che non aiuta in un’ottica di distensione e dialogo.

     

    Tel Aviv (AsiaNews) - L’accordo sul nucleare iraniano (il Jcpoa) non solo “va sostenuto”, ma deve anzi “essere rafforzato” in un’ottica di pace e sicurezza regionale e internazionale. A dichiararlo non è un governo occidentale o un esponente dell’esecutivo di Teheran, ma un’alta personalità di Israele, che in passato ha ricoperto il ruolo di consigliere per la sicurezza nazionale.

    In aperto contrasto con le dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu e del presidente Usa Donald Trump, che minaccia di cancellare lo storico patto fra Iran e nazioni del 5+1 (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia Cina e Germania), Uzi Arad è sicuro che “allontanarsi dall’accordo non è la soluzione”. Egli ritiene che “rimuove” una “situazione consolidata” sostituendola “con il nulla”.

    Uzi Arad (nella foto, con il premier) ha ricoperto dal 2009 al 2011 il ruolo di consigliere per la sicurezza nazionale del governo israeliano, guidato anche allora da Netanyahu. Egli è una figura di primo piano del panorama politico locale ed è intervenuto nel dibattito sul nucleare degli ayatollah durante una conferenza promossa nei giorni scorsi dal gruppo di origine ebraica J Street. Egli precisa di non fondare il suo sostegno sulla “fiducia” nella Repubblica islamica o nei suoi governanti, o perché Teheran non costituisca una minaccia per Israele. Il suo è un ragionamento di pragmatica, perché l’Iran “è in cima ai nostri pensieri” e lo stanziamento di sue truppe in Siria, non lontano dai confini, resta comunque elemento di preoccupazione e “va discusso nelle assisi internazionali. Ma questa - avverte - è un’altra questione”.

    Il patto sul nucleare, sottolinea Arad, è una “decisione” del 5+1 e riguarda “una questione specifica”. Ed è frutto di un ragionamento che ha portato a dirimere una singola questione, piuttosto che aspettare un accordo quadro “che forse non sarà mai possibile ottenere”.

    E anche i recenti esprimenti missilistici di Teheran, che per Trump, violerebbe l’anima dell’accordo, per l’esperto israeliano non hanno nulla a che vedere con il nucleare. Inoltre, Arad teme la decisione di ritirarsi semplicemente, senza avere un piano di uscita o un nuovo programma di lungo periodo. “L’accordo - afferma - ha messo dei paletti e dei riferimenti da seguire. E gli iraniani devono farlo. Se li rimuovi, resta il vuoto”. E le sanzioni si dimostravano efficaci perché godevano del consenso della comunità internazionale, mentre la cancellazione del patto sarebbe una mossa unilaterale di Washington, e dannosa. E la retorica belligerante dell’ambasciatrice Usa all’Onu Nikki Haley non aiuta in un’ottica di distensione e dialogo.

    Dopo anni di embargo, nel 2015 l’Iran ha ottenuto un parziale alleggerimento delle sanzioni economiche occidentali, in cambio di un accordo sul controverso programma atomico. Un’intesa accolta in maniera positiva dalla maggioranza della comunità internazionale.

    Questo ha permesso di rilanciare l’economia e potenziare gli investimenti, garantendo al contempo un miglioramento dell’arredo urbano e riforme nel comparto energetico. Tuttavia, gli Usa - insieme a Israele fra le voci critiche - hanno mantenuto in vigore una serie di sanzioni per il programma di missili balistici di Teheran e il sostegno [armato] a movimenti sciiti in Medio oriente.

    In favore dell’accordo si sono espressi di recente il segretario Usa alla Difesa Jim Mattis e il generale Joseph Dunford, capo di Stato maggiore dell’esercito statunitense. Quest’ultimo ha affermato che l’Iran “non ha violato materialmente l’accordo” ed esso ha “ritardato” lo sviluppo delle “potenzialità nucleari” degli ayatollah.(DS)

     

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