Carenza di lavoratori stranieri, chiudono i ristoranti etnici tradizionali

Tra il 10% ed il15% delle caffetterie cinesi ha chiuso i battenti nel 2017. Migliaia di migranti, che si sono recati nei Paesi d'origine durante il Capodanno cinese, non hanno fatto ritorno. Le autorità hanno reso il loro processo di riassunzione più difficile e le piccole attività non riescono a soddisfare i requisiti richiesti.


Kuala Lumpur (AsiaNews/Agenzie) – Circa 2mila caffetterie cinesi e 400 ristoranti indo-musulmani e di specialità servite su foglie di banano hanno cessato l’attività nel solo 2017. È quanto afferma un comitato misto che rappresenta i proprietari, i quali attribuiscono le chiusure alla mancanza di lavoratori, compresi quelli stranieri. L'Associazione generale dei proprietari delle caffetterie (Mscp), l’Associazione dei titolari di ristoranti indiani (Primas) e l'Associazione dei gestori di ristoranti indo-musulmani (Presma), hanno inviato un memorandum congiunto al governo, sollecitandolo ad esaminare quanto prima la situazione.

Il presidente di Mscp Ho Su Mong dichiara che lo scorso anno, tra il 10% ed il15% dei suoi 20mila affiliati in tutta la nazione ha chiuso i battenti. Egli sostiene che la situazione potrebbe  peggiorare, poiché migliaia di lavoratori stranieri, che si sono recati nei Paesi d'origine durante la pausa festiva del Capodanno cinese, non hanno fatto ritorno in Malaysia. “Ciò significa che ci aspettiamo la chiusura di un maggior numero di aziende, poiché le autorità hanno reso la procedura di riassunzione più complicata e rigorosa”, afferma Ho Su Mong.

Il segretario generale di Primas, T. Thanabalan, afferma che quest'anno si prevede la chiusura di molti ristoranti di riso e foglie di banano, per le difficoltà di richiamare i lavoratori stranieri. “Il problema di ottenere l'approvazione per la manodopera estera è irrisolto da tre anni – spiega Thanabalan – Il sistema per le riassunzioni è stato reso molto rigoroso e non c'è alcun modo per le piccole attività di soddisfare tutte le condizioni richieste dal governo. Di conseguenza, a causa della carenza di lavoratori, anche la pulizia dei ristoranti è compromessa e questo porta a maggiori problemi, come i provvedimenti dei consigli locali”.

Thanabalan riferisce che il memorandum congiunto è stato inviato al governo nella speranza che il Primo ministro ed il suo vice intervengano per risolvere i problemi degli operatori del settore gastronomico. “Siamo in gravi difficoltà e l'unica via d'uscita è quella chiudere le attività: in fin dei conti, i ristoranti tradizionali potrebbero non esistere più nel Paese”, conclude.

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