Visti negati, cristiani irakeni esclusi dalla Giornata delle famiglie. Mons. Warduni: ‘Terribile’

Alle giornate irlandesi non sarà presente alcuna delegazione proveniente dall’Iraq. Erano pronte a partire circa 20 famiglie da Erbil, Baghdad e Bassora. Ma le ambasciate hanno respinto le richieste di ingresso. Ausiliare di Baghdad: “Non siamo fanatici, né terroristi”. Ancora oggi in Iraq la famiglia riveste un ruolo centrale, ma mancano aiuti da governo e politica.

 


Baghdad (AsiaNews) - La mancata partecipazione della delegazione irakena alla nona edizione dell’Incontro mondiale delle famiglie 2018, in programma dal 21 al 26 agosto a Dublino (Irlanda), che vedrà anche la partecipazione di papa Francesco è “un fatto terribile”. È quanto sottolinea ad AsiaNews mons. Shlemon Audish Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad e braccio destro del patriarca caldeo, confermando che al raduno irlandese non saranno presenti fedeli per un problema legato al rilascio dei permessi di ingresso. “Ci hanno detto che servivano mesi per il rilascio - spiega il prelato - e non è stato nemmeno possibile ottenere il via libera mediante il visto elettronico”.

“Ci siamo attivati presso l’ambasciata d’Irlanda - prosegue mons. Warduni - ma non abbiamo ottenuto risposte positive. È terribile che persino i cristiani [l’Irlanda è una nazione a larga maggioranza cattolica, ndr] non concedano il visto ad altri cristiani. Non siamo fanatici, né terroristi… per verificarlo sarebbe bastata una semplice telefonata alle ambasciate e ai ministeri”.

La questione del rilascio dei visti per la partecipazione all’Incontro mondiale delle famiglie è già stata oggetto di polemica nelle scorse settimane. Nel mirino dei burocrati di Dublino sono finiti, in precedenza, i cristiani pakistani che si sono visti negare l’ingresso dai consolati a Karachi e Islamabad. Una questione di sicurezza, che conferma una volta di più le difficoltà incontrate dai cittadini di alcuni Paesi: come emerge dall’Henley Passport Index 2018 , il passaporto irakeno è il secondo peggiore al mondo, secondo solo all’Afghanistan e davanti proprio al Pakistan.

Dall’Iraq “erano pronte a partire almeno 50 persone, 20 famiglie in tutto provenienti da Ankawa (distretto cristiano di Erbil, nel Kurdistan irakeno), Baghdad e Bassora” racconta mons. Warduni. “Una delegazione - aggiunge - che univa idealmente tutto il Paese e sarebbe stato importante parlare di famiglia, confrontarsi con altre realtà. La famiglia è il nucleo fondamentale per la Chiesa e la società, non essere presenti è brutto, terribile. Purtroppo è accaduto anche in passato, a Filadelfia (2015), mentre ricordo con piacere la presenza all’evento di Milano (2012)”.

Parlando della famiglia oggi in Iraq, l’ausiliare del patriarca Sako conferma che essa riveste un ruolo centrale nella vita del Paese. “Parliamo di una realtà - spiega - ancora compatta, che poggia sull’amore fra coniugi. Tuttavia, le nuove sfide poste dall’emigrazione, dalla mancanza di lavoro, da una bassa scolarizzazione rappresentano un rischio per il nucleo fondante della società”. Inoltre, accusa, per troppo tempo “governo e Parlamento non le hanno riservato la dovuta attenzione” ed è mancata una legislazione atta a favorire lo sviluppo della famiglia, partendo proprio “dal diritto a una istruzione di qualità fin da piccoli”.

Seppure lontani dall’incontro di Dublino, conclude mons. Warduni, “i cristiani irakeni si uniranno idealmente in preghiera con i fedeli di tutto il mondo, perché possiamo sempre contare su una famiglia sana e santa, che sappia compiere la volontà di Dio”.

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