Wang Quanzhang, avvocato per i diritti umani, condannato a 4 anni e mezzo di prigione
di Wang Zhicheng

È l’ultimo del gruppo dei “709” – arrestati nel 2015 – ad essere condannato. La sentenza è “sovversione contro lo Stato”. Alla moglie Li Wenzu non è stato permesso assistere al processo. Fallita la promessa di Xi Jinping di uno “stato di diritto”.


Tianjin (AsiaNews) – Wang Quanzhang, avvocato per i diritti umani 42enne, è stato condannato stamane a 4 anni e mezzo di prigione per sovversione contro lo Stato. La Corte intermedia di Tianjin ha anche decretato che Wang sia privato dei diritti politici per cinque anni. Al processo, svolto a porte chiuse lo scorso 26 dicembre, non hanno potuto partecipare giornalisti, diplomatici e familiari dell’accusato.

Wang Quanzhang è l’ultimo degli avvocati per i diritti umani ad essere processato, dopo una serie di arresti iniziata il 9 luglio 2015. L’operazione è perciò definita “709” ed aveva portato all’arresto di almeno 300 avvocati. Molti di loro sono stati processati, condannati; diversi hanno “confessato in video” le loro colpe; altri sono emersi dalla prigione molto provati dal punto di vista fisico e psicologico, a causa delle torture subite.

Gli avvocati per i diritti umani sono un gruppo di personalità del mondo legale – fra essi vi sono molti cristiani protestanti e cattolici - che sfruttando le strettoie della legge cinese, ha cercato di garantire giustizia a contadini le cui terre sono state espropriate, a comunità cristiane sotterranee, a membri del movimento spirituale del Falun Gong, a dissidenti quali Ai Weiwei, Gao Zhisheng, Chen Guangcheng e l’accademico uiguro Ilham Tohti. Per frenare le pressioni sulle corti e sul Partito, nel novembre 2016, il Ministero della giustizia ha introdotto nuove regole per gli avvocati e gli studi legali, che proibiscono azioni che possono “creare malcontento nei confronti del Partito”, facendo naufragare la promessa del presidente Xi Jinping di attuare in Cina uno “stato di diritto”.

La moglie di Wang, Li Wenzu, ha sempre sostenuto il marito, organizzando marce, petizioni, dimostrazioni insieme alle mogli di altri avvocati, e chiedendo alle autorità di rivelare il luogo di detenzione, di garantirgli cure mediche e un vero processo. Per questo ha subito minacce di morte e arresti domiciliari.

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