Bangkok, coalizione di sette partiti democratici per impedire il governo dei militari

Il risultato delle elezioni rimane avvolto nel dubbio: la Commissione elettorale comunicherà i dati non ufficiali fra due giorni o più. Il blocco democratico rischia di avere un vantaggio troppo fragile sul partito pro-militari Palang Pracharat. Costituzione e legge elettorale stabiliscono che il nuovo premier deve ottenere il sostegno di almeno 376 parlamentari.


Bangkok (AsiaNews/Agenzie) – Colpo di scena nella confusione politica post elezioni generali dello scorso 24 marzo: il Pheu Thai Party, formazione affiliata all'ex-ex-premier in esilio Thaksin Shinawatra, annuncia questa mattina la formazione di una coalizione composta da sette partiti pro-democrazia. Il blocco, che alla Camera bassa dell’Assemblea nazionale dichiara di contare su 255 dei 500 seggi a disposizione, promette di impedire alla giunta militare il ritorno al potere come amministrazione civile.

Prime elezioni generali dal 2011, la tornata elettorale segna il ritorno della nazione alla democrazia, a quasi cinque anni dalla presa di potere della giunta militare. I partiti confluiti oggi nell’alleanza sono: la rivelazione Phak Anakhot Mai (Partito del futuro nuovo), il Seri Ruam Thai, il Prachachart, il Pheu Chart, il Thai People Power ed il New Economics Party. Riunita quest’oggi nel quartier generale del Pheu Thai Party per firmare l’accordo (foto), la coalizione rischia di avere un vantaggio troppo fragile su Prayut Chan-o-cha, attuale capo della giunta e candidato unico del partito pro-militari Palang Pracharat.

Il risultato delle elezioni rimane avvolto nel dubbio, dal momento che la Commissione elettorale (Ce) ha rinviato la pubblicazione dei dati non ufficiali almeno fino a dopodomani. I risultati parziali indicano ancora che il Palang Pracharat avrebbe avuto abbastanza voti per mantenere Prayut Chan-ocha primo ministro. Il suo partito ha infatti ottenuto il favore del voto popolare con 7,9 milioni di preferenze, 500mila in più rispetto ai rivali del Pheu Thai Party. Finora, la Ce ha rivelato solo i vincitori dei 350 posti in palio nei seggi elettorali, senza fornire dettagli sui margini di vittoria. Sulla base dei dati forniti dall’agenzia, il Pheu Thai Party ha vinto 137 seggi elettorali, mentre il Palang Pracharath 97. Sono seguiti dal Bhumjaithai con 39 e dal Partito Democratico con 33, entrambi probabili alleati pro militari. Il Phak Anakhot Mai, confluito oggi nella coalizione dei sette partiti democratici, ha vinto 30 posti in parlamento. I risultati ufficiali delle elezioni saranno comunicato entro il 9 maggio, dopo l’incoronazione del re.

La legge elettorale varata dalla giunta militare stabilisce che solo 350 seggi nella Camera dei Rappresentanti vengono assegnati nei seggi elettorali, dove il candidato con il maggior numero di voti vince il distretto. I rimanenti 150 seggi arriveranno dalle cosiddette liste di partito nazionali secondo un sistema di rappresentanza proporzionale, che deve ancora essere calcolato sulla base del numero totale di voti ottenuti il 24 marzo. Tuttavia, è probabile che il blocco democratico non sarà in grado di eleggere un primo ministro. Questo richiede un voto congiunto con la Camera alta del parlamento, il Senato. Prayuth può contare sul sostegno di 250 senatori, tutti nominati dalla giunta prima delle elezioni e pronti a legittimare il suo tentativo di formare un governo.

Secondo la nuova Costituzione del 2017, il Senato ha il potere di selezionare il primo ministro con la Camera dei Rappresentanti, durante i primi cinque anni della prima Assemblea nazionale formata dopo le elezioni. La legge stabilisce che un potenziale primo ministro deve essere approvato da più della metà dell'Assemblea composta da 750 membri. Di conseguenza, un partito politico ha bisogno di raccogliere almeno 376 voti in una seduta comune – da entrambe le Camere o solo dai 500 membri della Camera bassa – in modo che il candidato possa ottenere l’incarico e formare il governo. Ciò significa che il futuro governo della Thailandia non avrà bisogno di ottenere il sostegno della maggioranza dei parlamentari nella Camera bassa, purché possa ottenere il sostegno di almeno 376 parlamentari.

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