07/04/2017, 11.44
THAILANDIA
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Il Re thai firma la nuova Costituzione, favorevole ai militari

È la 20ma del Paese dalla fine della monarchia assoluta nel 1932. I poteri del monarca rafforzati all’insaputa dei cittadini. Gli oppositori: con la nuova Carta, democrazia “neutralizzata”. Previste elezioni entro la fine del 2018. Al governo militare uscente la nomina di un senato per l’elezione del primo ministro. L'esercito: il documento  porrà fine alle profonde divisioni politiche. Nel sud del Paese scoppia la violenza: 23 attacchi dei ribelli malesi.

Bangkok (AsiaNews) – Il re thai ha firmato ieri la nuova costituzione favorevole ai militari. La nuova Carta diventa così legge, un passo essenziale verso le elezioni che la giunta ha promesso ripristineranno la democrazia dopo il colpo di Stato del 2014, il 12mo in poco più di 80 anni.

Re Maha Vajiralongkorn è salito al trono in ottobre dopo la morte del padre Bhumibol Adulyadej, che ha regnato per più di sette decenni. Il nuovo sovrano ha firmato il documento a Bangkok in una cerimonia televisiva nel pomeriggio di ieri. Lo scorso agosto 2016, i thailandesi avevano approvato uno schema della nuova Costituzione con un referendum. La Carta ha ricevuto l'approvazione popolare sebbene la giunta avesse vietato campagne politiche contro di essa e i cittadini non erano ancora a conoscenza del desiderio del nuovo re di modificare la bozza. In  gennaio il Palazzo ha richiesto alcune modifiche a capitoli che riguardano i poteri del monarca, che vengono rafforzati nella Costituzione pubblicata ieri sulla Gazzetta Reale.

La nuova Costituzione è la 20ma del Paese dalla fine della monarchia assoluta nel 1932. I critici sostengono che questa darà ancora una volta ai generali una voce potente nella politica thailandese per anni, se non decenni. Gli oppositori affermano che il nuovo documento comporterà per il thailandesi una forma di democrazia “neutralizzata”. Una delle disposizioni più controverse della nuova Costituzione è che spetterà al governo militare uscente la nomina di un senato che avrà voce in capitolo nella nomina del primo ministro. Oltre a una Camera alta nominata, la nuova Costituzione rafforza i poteri della Corte costituzionale del Paese e rende più facile mettere sotto accusa un leader civile eletto dal popolo.

L'esercito risponde che la Carta porrà fine alle profonde divisioni politiche nel regno e contrasterà i legislatori corrotti. Essa prevede inoltre votazione democratiche entro la fine del 2018. La giunta militare aveva promesso le elezioni nel 2015, dopo la presa del potere nel 2014 dal governo di Yingluck Shinawatra, sorella di Thaksin Shinawatra, leader populista deposto nel 2006. L'esercito ha sostenuto che il colpo di Stato avrebbe posto fine ai disordini politici. La principale divisione politica della Thailandia rimane tra l’élite monarchica e pro-esercito a Bangkok, ed i più poveri sostenitori del movimento degli Shinawatra, in particolare nel nord rurale e nel nord-est del Paese. I militari hanno anche detto che la Carta costituisce un “piano di 20 anni” per il Paese, e che qualsiasi futuro governo sarà vincolato a seguirlo.

A poche ore dalla firma della nuova Costituzione, questa notte è esplosa la violenza nel sud del Paese, dilaniato dalla povertà e dalle insurrezioni armate dei ribelli. L’esercito thailandese registra che poco dopo la mezzanotte sono avvenuti circa una ventina tra attacchi incendiari ed esplosivi, che hanno causato black-out diffusi ma nessuna vittima nella regione a maggioranza islamica. Gli analisti sono tuttavia scettici sul possibile legame tra la cerimonia e gli attacchi. È più probabile che la violenza sia una vendetta per l'uccisione di due ribelli sospettati dalle forze di sicurezza, avvenuta il mese scorso.

Il colonnello Pramote Prom-in, portavoce dell'esercito per il sud, ha dichiarato oggi: “Sono avvenuti 23 incidenti simultanei in tre province del sud e quattro distretti di Songkhla”. La regione è soggetta a violenze da oltre un decennio. I ribelli di etnia malese sono in guerra con le truppe regolari thailandesi per una maggiore autonomia. Il conflitto ha causato ad oggi la morte di circa 6.800 persone. La regione di confine è stata una delle poche aree a respingere la Costituzione della giunta militare nel referendum che ha visto il documento approvato lo scorso anno.

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