Kashmir, moglie di un pastore anglicano accusata di “adescamento” e conversioni forzate
di Nirmala Carvalho
Due quotidiani nazionali hanno lanciato una campagna diffamatoria contro Kanta Khanna, moglie del reverendo che è stato colpito da fatwa per aver convertito giovani musulmani. Il pastore anglicano: “La salute di mia moglie è peggiorata”. Il Global Council of Indian Christians (Gcic) chiede al governo centrale di intervenire per non creare “un pericoloso precedente”.
Srinagar (AsiaNews) – “La sicurezza e la salute di mia moglie sono in grave pericolo. Abbiamo paura di essere rapiti, o che accada qualcosa di ben peggiore”. Il rev. CM Khanna lancia un nuovo appello di aiuto, dopo la pubblicazione su due quotidiani nazionali di alcuni articoli contro la moglie. “Alcuni giornali – denuncia Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic) – affermano che la signora Kanta Khanna ha adescato e sedotto i sette giovani musulmani battezzati dal marito. Chiediamo al governo centrale e a quello del Jammu e Kashmir di fornire una protezione 24 ore su 24 al pastore alla sua famiglia”.

Nel novembre 2011 il tribunale islamico aveva convocato il rev. Khanna, affermando di aver spinto al battesimo 7 giovani musulmani in cambio di soldi. Per queste accuse – sempre rinnegate dal pastore e dagli stessi convertiti – l’uomo è stato arrestato e rilasciato solo dopo una settimana. Pochi giorni fa la corte shariatica ha accusato il rev. Khanna e p. Jim Borst (un missionario cattolico) di proselitismo.

“Questa campagna diffamatoria contro la moglie del pastore – sottolinea il presidente del Gcic – aggrava il trauma che quella famiglia sta attraversando. Il rev. Khanna ha più volte dichiarato che i giovani hanno scelto in libertà di battezzarsi, mossi da un fervente desiderio e solo dopo un cammino di catechesi. Non c’è stata costrizione, né alcuna attività illegale”.

Il prossimo 26 gennaio, l’India festeggerà la 62ma Festa della Repubblica. “La nostra Costituzione – ribadisce Sajan George – sancisce la libertà religiosa e personale. Ma le dichiarazioni del gran muftì hanno già alimentato l’odio dei fondamentalisti islamici contro la piccola minoranza cristiana della regione. I tribunali islamici non hanno alcuna autorità legale in India, ma quanto sta accadendo contro il rev. Khanna rischia di creare un pericoloso precedente, che può danneggiare la natura missionaria della Chiesa. È una vergogna per l’India laica e democratica”