Pechino minaccia Delhi: Rapporti a rischio se il Dalai Lama visiterà l’Arunachal Pradesh

Il leader del buddismo tibetano è stato invitato dal chief minister Pema Khandu. Nel marzo 2017 dovrebbe recarsi a Tawang, dove sorge un monastero buddista. Pechino alza i toni e minaccia pericolose conseguenze in termini di pace e stabilità nella regione. Il territorio indiano è conteso dal 1962.


Pechino (AsiaNews) – I rapporti bilaterali tra India e Cina potrebbero subire disastrose conseguenze e la pace e la stabilità nelle aree di confine potrebbero essere a rischio se New Delhi consentirà la visita del Dalai Lama in Arunachal Pradesh, prevista per il 2017. È l’avvertimento lanciato ieri da Lu Kang, portavoce del Ministero cinese degli esteri, commentando l’invito che il chief minister dello Stato indiano ha fatto recapitare al leader del buddismo tibetano. Dal canto suo, Delhi ha risposto con una nota diffusa da Vikas Swarup, portavoce della controparte indiana, che ha detto che il Dalai Lama “è un ospite dell’India e pertanto egli è libero di viaggiare ovunque nel Paese”.

Lu Kang è stato perentorio: “L’invito al Dalai Lama nelle aree contese danneggerà i nostri reciproci rapporti. La sua presenza potrebbe fomentare le attività dei separatisti ai danni della Cina”. Il funzionario ha alzato i toni dopo aver appreso che il Dalai Lama ha ricevuto una proposta ufficiale da parte del chief minister Pema Khandu e dovrebbe visitare Tawang, sede di un monastero buddista.

Da anni la Cina rivendica più di 90mila chilometri quadrati di territorio al confine con l’India, nel settore orientale della catena himalayana. La maggior parte di questi territori formano l’Arunachal Pradesh, che Pechino considera il “Tibet del sud”. Per questo il dragone cinese si oppone di continuo alle visite dei leader indiani e stranieri in quella regione.

Da parte sua, Tenzin Taklha, segretario personale del leader buddista, ha dichiarato che il “Dalai Lama non vede l’ora di visitare lo Stato indiano” e ha aggiunto che il viaggio è atteso per la metà di marzo 2017.

Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama, è considerato da Pechino come un “separatista” pericoloso, che vorrebbe riprendere le terre del Tibet “liberate in modo pacifico” dalle truppe cinesi nel 1950. L’opposizione nei suoi confronti ha assunto spesso toni aspri, come avvenuto di recente quando egli è stato definito “un lupo vestito da monaco che, con la sua cricca di indipendentisti e di terroristi, cerca di destabilizzare la Cina e staccarne il Tibet”.

Il portavoce indiano ha replicato che il Dalai Lama “è una figura spirituale degna di venerazione e l’India lo considera un ospite d’onore”. Per questo non porrà limiti ai suoi spostamenti nei territori contesi.

La disputa territoriale tra i due giganti asiatici risale al breve conflitto del 1962, durante il quale la Cina ottenne il controllo territoriale dell’Aksai Chin (un vasto deserto salino nella Valle del Kashmir che apparteneva all’India), mentre la “North East Frontier Agency” – attuale Arunachal Pradesh – rimase sotto il governo indiano.

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