15/09/2016, 10.14
TAIWAN – TIBET – CINA
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Taiwan invita il Dalai Lama e Pechino esplode: Conseguenze gravissime

Un deputato di Taipei chiede al leader del buddismo tibetano di visitare l’isola per una serie di conferenze di carattere religioso. La Cina reagisce promettendo “disastri” sullo Stretto e avverte: “Chiunque sostenga il ‘lupo vestito da monaco’ e i suoi separatisti è un nostro nemico”.

Taipei (AsiaNews) – Il Dalai Lama “è un lupo vestito da monaco che, con la sua cricca di indipendentisti e di terroristi, cerca di destabilizzare la Cina e staccarne il Tibet. Ma noi non resteremo a guardare: chiunque lo sostenga è un nostro nemico”. Lo ha dichiarato il portavoce dell’Ufficio cinese per gli Affari di Taiwan, Ma Xiaoguang, in risposta all’invito avanzato al leader buddista tibetano da un deputato di Taipei. Anche se la retorica anti Dalai Lama è sempre molto colorita, i media tibetani e persino indiani sottolineano oggi “l’eccessivo vigore” con cui Pechino ha espresso la sua contrarietà.

Freddy Lim è stato eletto a gennaio nella fila del Partito democratico progressista, oggi al governo di Taiwan. Nel corso di un’udienza a Dharamsala ha esteso al Premio Nobel per la pace l’invito a visitare il suo Paese per tenere un ciclo di insegnamenti e conferenze. Lim è noto per le sue critiche al regime comunista cinese; il suo assistente Kenny Chang ha chiarito che l’invito “nasce dal desiderio di condividere la sua filosofia religiosa”. Il portavoce Ma, in conferenza stampa, ha definito questo scopo "una scusa" e promesso “conseguenze gravissime” sullo Stretto di Taiwan.

Il ministro taiwanese degli Esteri David Lee ha chiarito che, se il Dalai Lama dovesse accettare l’invito, “si seguiranno le procedure opportune”. L’ultima visita di Tenzin Gyatso sull’isola risale al 2009. La cautela è dovuta proprio all’atteggiamento di Pechino, che ha sempre messo in campo manovre economiche, politiche e diplomatiche per evitare viaggi all’estero del capo della “setta dei berretti gialli”.

Al momento il XIV Dalai Lama si trova in Europa per una serie di conferenze, nel corso della quale visiterà Belgio, Lituania, Francia e Italia. Nonostante le accuse cinesi, egli è il primo del suo lignaggio ad aver rinunciato ad ogni potere politico – oggi saldamente in mano al governo tibetano in esilio in India – e ha sempre invitato i suoi fedeli a non cercare l’indipendenza, ma limitarsi a chiedere autonomia linguistica e culturale. Egli ha anche condannato le auto-immolazioni che avvengono in Tibet: “Trovate un modo per esprimere il vostro dolore – ha detto più volte ai buddisti della regione – ma senza rinunciare alla vita, che è sacra”.

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