Teheran, niente più arresti per chi viola il ‘codice d’abbigliamento islamico’

Lo annuncia la polizia della capitale. Corsi educativi al posto della prigione. Il rigido codice d’abbigliamento è in vigore dalla Rivoluzione, e resta valido fuori la capitale. 


Teheran (AsiaNews/Agenzie) – Niente più carcere per chi viola il codice d’abbigliamento islamico nella capitale. Lo ha riferito due giorni fa il generale brigadiere della polizia della capitale, Hossein Raimi. Al posto della prigione, le persone scoperte a indossare un abbigliamento “inadeguato” saranno spinte a frequentare corsi educativi.

“In base alla decisione del comandante della forza di polizia, quelli che non osservano propriamente il codice di abbigliamento islamico non verranno più portati nei centri di detenzione, né verranno aperti casi penali nei loro confronti”, ha sostenuto Rahimi, per poi aggiungere che più di 7.900 persone hanno preso parte ai corsi offerti in 100 centri di consulenza della provincia di Teheran.

Tuttavia, le regole restrittive restano in vigore al di fuori della capitale e, a quanto riporta l’agenzia iraniana semi-officiale Tasmin, i recidivi potrebbero ancora affrontare conseguenze legali.

Il regolamento è in vigore nella Repubblica islamica sin dalla rivoluzione del 1979. In base ad esso, le donne devono coprire i capelli e a indossare abiti larghi e lunghi. Un diktat che molte giovani donne iraniane sfidano indossando veli che lasciano in modo parziale scoperta la testa, soprattutto nella capitale. In passato, molti uomini sono stati fermati per aver esposto il torso nudo o aver indossato pantaloni corti.

Sotto la presidenza del moderato Hassan Rouhani,  in modo graduale l'Iran sta liberalizzando i suoi costumi nonostante il predominio dei fautori della linea più dura e conservatrice fra le forze di sicurezza e nel sistema giudiziario del Paese. 

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