Niente libertà per 6 democratici. Libero il 'superpoliziotto', cliente della sala massaggi clandestina

Gli attivisti in custodia sono tra i 10 che si sono dichiarati colpevoli di aver organizzato e preso parte a una manifestazione anti-governativa nell’ottobre 2019. Per Frederic Choi neanche una nota di biasimo per “cattiva condotta”. Polizia: il funzionario non ha commesso “atti immorali”.


Hong Kong (AsiaNews) – La corte distrettuale cittadina ha negato ieri la libertà su cauzione a sei dei 10 attivisti democratici accusati di aver organizzato, partecipato o incitato a prendere parte a una manifestazione anti-governativa il primo ottobre 2019. Tutti gli imputati, compreso il magnate dell’editoria Jimmy Lai, si erano dichiarati colpevoli il 17 maggio. La sentenza è attesa il 28 maggio.

La giudice Amanda Woodcock ha rinviato in custodia cautelare Albert Ho e Yeung Sum, entrambi ex leader del Partito democratico, il coordinatore del Civil Human Rights Front Figo Chan e Avery Ng, segretario generale della Lega dei socialdemocratici. Respinta anche la richiesta di scarcerazione presentata dall’ex parlamentare Sin Chung-kai e da Richard Tsoi, figura di primo piano della Hong Kong Alliance in Support of Patriotic Democratic Movements of China, il gruppo che il 4 giugno di ogni anno organizza la tradizionale veglia in ricordo del massacro di Tiananmen.

Tutti gli imputati sono sotto processo per altre incriminazioni, alcune legate alla presunta violazione della legge sulla sicurezza nazionale voluta da Pechino. Alcuni di loro sono già in prigione. Lai è detenuto da mesi,  condannato per aver minacciato la sicurezza nazionale e per aver partecipato a due manifestazioni non autorizzate nell’agosto 2019. Gli altri in carcere sono gli attivisti Lee Cheuk-yan , “capelli lunghi” Leung Kwok-hung e l’ex deputato Cyd Ho.

Partecipare a manifestazioni pacifiche è ormai diventato un reato comune a Hong Kong, almeno quando alla sbarra vi sono esponenti del fronte democratico. Frederic Choi, il numero due del dipartimento incaricato di applicare la legge sulla sicurezza nazionale, non ha ricevuto invece neanche una nota pubblica di biasimo dopo che la polizia del “buon costume” lo ha trovato in una sala massaggi clandestina.

Frequentare un centro massaggi privo di licenza non è un reato nell’ex colonia britannica. Il 51enne alto funzionario era stato però sospeso dalle proprie funzioni e messo sotto indagine per “cattiva condotta” dalle Forze dell’ordine. Ieri, al termine di un’indagine interna, la polizia ha scagionato Choi dall’accusa di aver commesso “atti immorali”.

Secondo resoconti dei media locali, Choi era tra i candidati per sostituire l’attuale capo della polizia. In febbraio Carrie Lam ha pensato bene di dare al “superpoliziotto” un’onorificenza per il suo contributo a difesa della sicurezza nazionale. Egli è tra i sette funzionari di Hong Kong sanzionati dagli Usa per aver compromesso l’autonomia dell'ex colonia britannica, una mossa che Lam e le autorità centrali hanno definito un'inaccettabile interferenza negli affari interni della Cina.

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