L'Asia riapre ai turisti per salvare l'economia

Tutto il mondo a causa del Covid ha riportato un calo degli incassi legati al turismo, ma l'Asia ha sopportato il peso maggiore. Il sud-est asiatico ha bisogno di far ripartire i viaggi, anche se restano molti dubbi sulla diffusione dei contagi. Eunji Tae (Ufficio Asia e Pacifico Unwto): "Il settore si sta adattando alla nuova realtà”.


Milano (AsiaNews) - Le nazioni del sud-est asiatico stanno cercando di far ripartire il settore del turismo, duramente colpito negli ultimi due anni a causa della pandemia da Covid-19. Durante l’estate quasi la metà delle attività legate al turismo è stata costretta a chiudere in Cambogia, dove nel 2019 il settore turistico valeva il 18,7% del PIL. L’Indonesia dal mese scorso ha riaperto ai turisti Bali, la sua isola più famosa, anche se mancano i voli. La Malaysia, che nell’ultima settimana ha registrato quasi 5mila casi al giorno, ha eliminato le restrizioni ai viaggi interni già da mesi, e il governo delle Filippine ha revocato il lockdown sulla capitale Manila lo stesso giorno in cui le infezioni hanno raggiunto un livello record.

Sono segnali che indicano che le economie del sud-est asiatico hanno bisogno di ripartire anche se le percentuali di cittadini che hanno completato il ciclo vaccinale non sono altissime. In Thailandia, dove il 47% della popolazione ha ricevuto la doppia dose, nell’ultima settimana si sono registrati ancora quasi 8mila nuovi casi al giorno. Sempre più Paesi del sud-est asiatico stanno virando verso strategia di “convivenza con il virus”, ma viene da chiedersi se riaprire ai turisti sia la scelta migliore. Secondo il Bloomberg's Covid Resilience Ranking, nei mesi scorsi il tasso di mortalità giornaliera del sud-est asiatico ha superato la media globale a causa della diffusione della variante delta e dei ritardi nella campagna vaccinale.

“Molte località in tutte le parti del mondo stanno dimostrando che viaggi internazionali sicuri sono possibili”, spiega ad AsiaNews Eunji Tae, funzionaria dell’Organizzazione mondiale del turismo (Unwto), “e il turismo si sta adattando a nuove realtà”. Lo Unwto segnala per esempio il caso delle Maldive, che hanno riaperto a metà luglio e a inizio ottobre riportavano solo una ventina di casi.

In tutto il mondo nel 2020 le entrate legate al turismo sono diminuite di 930 miliardi di dollari (804,5 miliardi di euro). L’Asia ha sopportato il peso maggiore: rispetto al 2019, “l’anno scorso si è registrato un calo dell’84% degli arrivi internazionali, poi passato a un meno 95% nei primi mesi del 2021”, prosegue Tae. “Il turismo contribuisce a più del 20% del PIL nel caso delle Filippine, tra il 10% e il 20% per Malaysia, Singapore e Thailandia, e tra il 5% e il 10% per Indonesia, Laos e Vietnam”, ci scrive Tae per mail. Se nel 2019 gli incassi per il sud-est asiatico ammontavano a 146,9 miliardi di dollari (127 miliardi di euro), nel 2020 sono stati solo 32 miliardi (27,7 miliardi di euro), evidenziando un calo del 78%.

Per quest’anno l’organizzazione delle Nazioni unite per il turismo si aspetta deboli miglioramenti: a livello globale i voli internazionali resteranno ben sotto la soglia del 2019, ma con il progredire della vaccinazione e l’aumento della fiducia dei viaggiatori, sempre più restrizioni verranno allentate. “Il 2021 potrebbe concludersi con un calo percentuale degli arrivi internazionali simile a quello del 2020 (con una diminuzione di circa il 70/75% rispetto al 2019), ma facendo il percorso inverso”, commenta l'esperta dell’Onu. “Mentre il 2020 era cominciato con risultati solidi, poi andati persi a causa della pandemia, il 2021 è iniziato male ma potrebbe concludersi con risultati migliori”. 

Questa situazione, però, potrebbe diventare l’occasione per affrontare la questione della sostenibilità del turismo di massa: “Alla COP26 di Glasgow, lo Unwto ha presentato la Glasgow Declaration for Climate Action in Tourism, che impegna i firmatari a dimezzare le emissioni di carbonio entro il prossimo decennio”, conclude Tae.

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