Golfo: fra diplomazia e affari, il ruolo strategico del Qatar
di Dario Salvi

Doha mantiene un atteggiamento prudente e dialogante, pur sfidando le potenze regionali sul piano economico. Dopo anni di abusi e violazioni sono migliorate le condizioni dei lavoratori migranti. Fondamentale per lo sviluppo del Paese il ruolo della donna e la libertà religiosa in Costituzione. Dalle tensioni con Riyadh e Abu Dhabi autonomia alimentare e aumento della spesa militare. 


Milano (AsiaNews) - Dai mondiali di calcio a dicembre, all’attivismo diplomatico con gli ayatollah iraniani e i talebani afghani; dai numerosi progetti infrastrutturali al rilancio della diplomazia regionale, fino alla vendita di gas all’Europa in un mercato energetico in cerca di nuove fonti dopo le sanzioni occidentali alla Russia per la guerra in Ucraina. Il Qatar si sta ritagliando un ruolo strategico nella regione del Golfo, in un clima di competizione con Emirati Arabi Uniti (Eau) e Arabia Saudita per attirare capitali e investimenti dall’estero, pur senza scatenare le ire dei due alleati-rivali dopo anni di tensioni e rotture diplomatiche.

Nell’emirato, sottolinea una fonte istituzionale di AsiaNews dietro anonimato perché non autorizzata a parlare con la stampa, vi è “grande entusiasmo” per la rassegna calcistica, come per le altre competizioni dalla moto alla Formula Uno. “La classe dirigente - prosegue - ha capito che il benessere economico va combinato con le esigenze della popolazione, soprattutto quella giovanile. Per questo la famiglia reale, a suo modo illuminata seppur con qualche limite, e il governo hanno investito sullo sport, tanto da inaugurare un museo dedicato al settore, sugli eventi e sulla scuola".

Con gli investimenti degli ultimi anni, in patria come all’estero in Palestina, Libano e Africa, l'istruzione è un’altra delle peculiarità della leadership. Va però aggiunto che, in alcuni casi, lo sforzo per la diffusione della cultura ha coperto politiche di islamizzazione e un’ideologia radicale, e intollerante. 

Gli anni di isolamento

A lungo le due potenze della regione, Riyadh e Abu Dhabi, hanno isolato Doha per la sua vicinanza all’Iran e solo lo scorso anno i rapporti hanno registrato una svolta, con la firma di un accordo che ha portato alla nascita di un “consiglio di coordinamento” per il miglioramento delle relazioni. Un organismo presieduto dal principe ereditario saudita Muhammad bin Salman (Mbs) e dall’emiro del Qatar Sheikh Tamim Bin Hamad al-Thani, a conferma dell’importanza della nuova istituzione in un’ottica di collaborazione. Al consiglio è affidato il compito di coordinare e rafforzare la partnership verso orizzonti “più ampi” e siglare quella che analisti ed esperti hanno definito una “pace fredda”, frutto di un cambiamento pragmatico dopo gli anni di Donald Trump alla Casa Bianca che hanno ridisegnato le alleanze regionali (e affossato l’accordo nucleare raggiunto a fatica nel 2015 da Washington e Teheran).

La frattura che ha diviso il Qatar dalle altre potenze regionali si era consumata nel 2017, su iniziativa di Riyadh che ha cercato di isolare il piccolo emirato per i suoi legami con la Repubblica islamica. In realtà, dietro la controversia vi sarebbe la contrapposizione nell’islam sunnita fra Doha e Abu Dhabi e il sostegno che Doha ha offerto ai Fratelli musulmani. II Qatar ha ricoperto un ruolo di primo piano anche nei negoziati fra Stati Uniti e talebani, che avrebbero dovuto garantire un accordo politico per la transizione al potere in Afghanistan. Proprio a Doha il 29 febbraio 2020 è avvenuta la firma del cosiddetto “Accordo per portare la pace in Afghanistan” fra negoziatori statunitensi ed emissari degli studenti coranici, che prevedeva la nascita “dell’emirato islamico” poi naufragata ad agosto con la presa di Kabul. 

Economia e diritti, un fragile equilibrio

Ora a tenere banco è la guerra in Ucraina, ma visto dalla prospettiva del Golfo il conflitto non sembra preoccupare pur a fronte di un marginale aumento dei prezzi dei beni di consumo, compresi i generi alimentari, e i materiali da costruzione. Sale anche il costo dei trasporti via nave e via terra, trainato dal carburante, ma il quadro economico resta - almeno per ora - positivo. L’impressione generale è di vivere in un’oasi di relativa tranquillità rispetto alle turbolenze regionali e globali che vedono coinvolti Stati Uniti, Russia e Cina. In queste tensioni, ancor più dopo la rottura con Riyadh ricucita a fatica, il Qatar ha preferito mantenere una linea neutrale e dialogante. Anche nella guerra in Yemen, Doha ha privilegiato la linea della diplomazia - favorita anche dai rapporti con Teheran, sostenitori dei ribelli Houthi in lotta con governativi i filo sauditi - relegandosi ai margini ed evitando il coinvolgimento sul piano bellico.

Sotto il profilo economico, sottolinea la fonte di AsiaNews, il Qatar sembra essere “orientato verso l’Occidente”, mentre la Cina “difficilmente potrà avere un grande futuro“. Su scala mondiale Pechino è “una potenza, in Africa e in altre realtà del Medio oriente entra grazie ai soldi e agli investimenti” sottomettendo in molti casi, almeno a livello economico, i locali. “I qatarini - prosegue - sono orgogliosi della loro cultura e della loro economia, non sentono il bisogno di una nazione che viene percepita come invasore”. Del resto in 50 anni, tanti ne ha vissuti la nostra fonte nel Paese, si sono registrati enormi cambiamenti e, dal dormire per terra con un solo condizionatore per casa, si è passati a grattacieli e progetti futuristici. Anche in tema di diritti, pur a fronte di violazioni passate - a partire dai cantieri edili sorti per il mondiale di calcio - il quadro generale è migliorato: “In passato - racconta - gli stranieri, soprattutto quanti provenivano da Bangladesh, India, Pakistan, Filippine erano oggetto di sfruttamento in un mercato libero e senza salario minimo. Oggi abbiamo uno stipendio garantito di oltre 460 euro e le società sono obbligate a versare il denaro in un conto bancario che esse stesse aprono a favore del dipendente. E quanti non pagano vedono sospesa la licenza dal ministero del Lavoro”. 

Rispetto ad altre nazioni della regione, Doha si è distinta per il ruolo della donna e la libertà religiosa garantita a culti diversi dall’islam. Cattolici compresi, che hanno beneficiato della donazione di un terreno da parte della famiglia reale per la costruzione della prima chiesa. La donna oggi è presente in molti campi, dall’istruzione alla finanza agli apparati statali, ministeri compresi. E il velo resta una scelta personale, sebbene in famiglia - soprattutto negli ambienti più osservanti - si tenda ad incoraggiarne l’uso. In tema di libertà di culto si è rivelata fondamentale la sua introduzione nella Costituzione del 1995, che “ha permesso venisse accettata da tutta la popolazione, anche da quella frangia più integralista che ha cercato di opporsi ma alla fine ha ceduto”. Anche a causa delle tensioni con i vicini, Doha “ha rafforzato la spesa militare” ed è fra i principali acquirenti di armi italiane. “Il blocco imposto da sauditi ed emirati - conclude la fonte - ha permesso il raggiungimento dell’autosufficienza alimentare ed economica, fornendo una ulteriore spinta allo sviluppo della nazione anche sul piano militare”. 

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