Deputata araba torna in maggioranza, il governo Bennett resta fragile

Ghaida Rinawie Zoabi torna a sostenere l’esecutivo dopo un incontro ieri col vice premier e amministratori locali. Dietro la scelta vi sarebbero “pressioni” che l’hanno “spinta” a fare un passo indietro. Il premier Bennett perde un (secondo) stretto collaboratore, altri deputati minacciano di lasciare. Con 60 seggi su 120, i numeri alla Knesset restano incerti. 


Gerusalemme (AsiaNews) - Marcia indietro della deputata araba Ghaida Rinawie Zoabi che, a pochi giorni dall’annuncio delle dimissioni dalla maggioranza di governo, torna a garantire il sostegno all’esecutivo guidato dal primo ministro Naftali Bennett. Una coalizione che resta fragile, visto che può contare solo su 60 seggi alla Knesset, il Parlamento israeliano, su un totale di 120 e il cui futuro resta tuttora incerto per possibili defezioni nei prossimi giorni a partire dal deputato di Yamina Nir Orbach. 

Ghaida Rinawie Zoabi si era dimessa il 19 maggio scorso, lasciando il governo per la prima volta in minoranza in Parlamento. Ieri, tuttavia, è arrivato il ripensamento ma ciò non sembra bastare per garantire maggiore stabilità a una coalizione di otto partiti diversi guidata da un leader nazionalista, in carica da meno di un anno e tanto varia, quanto fragile al suo interno. Difatti fra gli otto schieramenti ve ne sono alcuni con profonde differenze (ideologiche e non) di vedute, che i casi di cronaca dell’ultimo periodo - dalle violenze dei coloni agli attacchi a cittadini israeliani, fino all’uccisione della giornalista palestinese Shereen Abu Aqleh - hanno contribuito ad alimentare. 

L’esecutivo comprende anche un partito arabo indipendente per la prima volta dal 1948, anno della fondazione dello Stato di Israele, in rappresentanza del 20% della popolazione che sulla carta gode degli stessi diritti, ma spesso denuncia episodi o politiche di discriminazione. Zoabi, del partito Meretz, si era dimessa per protesta contro politiche repressive e dure rispetto a temi “della massima importanza” per la comunità e la società araba. A pesare anche gli eventi recenti, fra i quali le violenze ai funerali a Gerusalemme della giornalista cristiana palestinese, sui quali è giunta anche la durissima nota di condanna delle Chiese di Terra Santa.

Tuttavia, a seguito di un incontro con il vice premier Yair Lapid e otto sindaci arabi avvenuto ieri, la deputata ha annunciato il suo ritorno nella maggioranza di governo. Nella scelta pesa il desidero di “contribuire a migliorare” le condizioni della comunità araba israeliana e per le “pressioni” dei leader e amministratori locali che l’avrebbero “spinta” a ridare il suo sostegno all’esecutivo. La deputata è stata la seconda a presentare le dimissioni dopo la fuga, nelle settimane precedenti, di un membro del partito di destra Yamina, che ha lasciato per protesta contro i “danni” procurati “all’identità ebraica dello Stato” da parte dell’attuale leadership. 

Oggi il governo può contare sulla metà dei seggi, ma nuove nubi si addensano all’orizzonte. In queste ore Nir Orbach, anch’egli di Yamina, minaccia di lasciare nei prossimi giorni un esecutivo che “continua a capitolare” davanti alle pretese degli arabi. Secondo Channel 13, Orbach sarebbe “al limite”, non nasconde le proprie preoccupazioni e afferma di volersene andare “più velocemente di quanto si possa pensare”. 

Infine, sempre oggi si registrano le dimissioni di un collaboratore di primo piano del capo del governo a due settimane di distanza dall’abbandono di un altro esperto di lungo corso della squadra di Bennett. A lasciare dopo un decennio nell’ombra del premier è Tal Gan Zvi, mentre Shimrit Meir, consigliere senior, si era dimessa il 13 maggio citando “notevoli sacrifici nella (sua) vita personale”. Per i media israeliani sarebbe il segnale di una faida interna alla cerchia dei più stretti collaboratori di Bennett, i cui giorni al potere nel panorama politico israeliano sarebbero ormai al termine. 

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