Ankara e Pechino pronte a firmare un accordo per una centrale nucleare

La trattativa fra le parti è in via di definizione e si dovrebbe concludere entro la fine dell’anno. Si tratterebbe della seconda centrale dopo quella russa, ma altre due sono già allo studio. La Turchia punta sull’atomica per diversificare le fonti energetiche e centrare gli obiettivi in tema di ambiente. 


Istanbul (AsiaNews) - Ankara e Pechino sono in dirittura di arrivo per la finalizzazione di un accordo volto alla costruzione di una centrale atomica in territorio turco, la seconda dopo il primo impianto realizzato dalla russa Rosatom che dovrebbe entrare in funzione entro il 2024. L’ex impero ottomano non è il solo Paese del Medio oriente a percorrere con decisione la strada del nucleare per soddisfare il fabbisogno energetico, in una fase di forte crisi: Teheran continua a promuovere le proprie capacità atomiche e l’Arabia Saudita sta valutando un progetto cinese per la realizzazione di una centrale. Già operativo, dal 2020, il primo impianto degli Emirati Arabi Uniti (Eau) mentre la nazione leader della regione resta Israele, con un impianto attivo da anni e sola nazione dell’area a possedere l’arma atomica. 

Il ministro turco dell’Energia Alparslan Bayraktar ha confermato che le trattative con la controparte cinese sono ormai definite e fonti rilanciate da Middle East Eye (Mme) parlano di una firma che dovrebbe giungere nei prossimi mesi, con tutta probabilità entro fine anno. Alti funzionari del governo di Pechino hanno visitato la regione della Tracia, zona europea della Turchia, per studiare i diversi progetti in cantiere e valutarne la fattibilità. La delegazione cinese era costituita fra gli altri da He Yang, vice-amministratore della National Energy Administration e da Lu Haongzao, vice-presidente senior della State Power Investment Corporation.

La Turchia soddisfa il proprio fabbisogno energetico attraverso una combinazione di diverse fonti: il gas per un 33% circa del totale secondo dati del 2021, seguito dal carbone (32%), dall’energia idroelettrica per un 17% e da energia rinnovabile non idroelettrica al 18%, ma resta elemento di controversia la dipendenza dal carbone. A luglio gruppi di manifestanti si sono riuniti nella foresta di Akbelen, nella parte sud-ovest del Paese, per protestare contro la distruzione degli alberi per far posto a una miniera di carbone, con conseguente inquinamento atmosferico oltre alla perdita di ambiente boschivo. In precedenza, a gennaio, il governo aveva pubblicato un piano energetico in cui assicurava maggiore impegno nell’utilizzo delle rinnovabili.

“Siamo arrivati a un punto cruciale: dobbiamo finalizzare entro pochi mesi” ha sottolineato il ministro Bayraktar. “Ci sono altre parti interessate e abbiamo già avuto sufficienti trattative - ha proseguito - per alcune parti dell’accordo, siamo abbastanza vicini [alla risoluzione]. Non credo che ci siano grandi differenze. Possiamo trovare presto un patto con la Cina per il programma nucleare”. Al contempo vi sono voci insistenti di trattative fra Ankara e Pechino per una terza (e una quarta) centrale, con l’attenzione concentrata al momento sulle aree più indicate in una nazione a forte rischio terremoti, come emerso nel sisma in Anatolia del 6 febbraio.

La seconda dovrebbe sorgere nella provincia settentrionale di Sinop e una terza nella provincia nord-occidentale di Kirklareli. Il primo impianto atomico turco è in fase di realizzazione nella città meridionale di Akkuyu, sul Mediterraneo. Il primo reattore della centrale, un progetto da 20 miliardi di dollari e una potenza di 4800 MW realizzato con i russi, dovrebbe entrare in funzione nel 2024 e ne sono previsti altri tre che consentiranno alla Turchia di far parte delle nazioni al mondo che hanno accesso all’energia nucleare per scopi civili. 

Per quanto riguarda l’imminente accordo con la Cina, una fonte interna al progetto ha dichiarato a Nikkei Asia che ”i negoziati stanno procedendo positivamente” e ha anticipato che la firma sarà raggiunta entro un anno. Il piano nucleare dovrebbe costituire “il più grande investimento della Cina all’estero” ha aggiunto la fonte, motivo per cui Pechino sta negoziando da ormai 10 anni per chiudere la trattative. Al contempo, esso conferma lo “sguardo a est” del governo di Ankara che, pur essendo una nazione Nato e alleata degli Stati Uniti, in questi anni di tensioni e conflitti ha mantenuto legami con Mosca e con il Dragone. A giugno Sari Salih, direttore delle Infrastrutture nucleari presso il ministero dell’Energia turco, aveva dichiarato che il Paese dovrà produrre poco più dell’11% del fabbisogno energetico da fonti nucleari entro il 2035 e il 29% entro il 2053 per raggiungere gli obiettivi sul clima.

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