Karaganda, più di 600 minatori si chiudono in miniera per chiedere migliori condizioni di lavoro

È la più importante protesta dopo il 2011, quando la polizia uccise 14 manifestanti. I minatori si sono rifiutati di salire in superficie per cinque giorni consecutivi. Il colosso economico ArcelorMittal accorda il 30% dell’aumento.

Astana (AsiaNews/Agenzie) – Più di 600 minatori di carbone nella regione di Karaganda si sono rifiutati per cinque giorni consecutivi di salire in superficie. È il più lungo sciopero nel Paese dopo quello soffocato con durezza nel 2011. Esso è iniziato lo scorso 11 dicembre. I minatori chiedono il raddoppio dei salari, la possibilità di andare in pensione a 50 anni e migliori condizioni di lavoro.

L’agenzia di stampa locale Karaganda akimat afferma che lo sciopero si è concluso questa mattina. L’azienda proprietaria delle miniere di carbone, il colosso economico ArcelorMittal Temirtau, avrebbe accordato ai minatori rinchiusi nelle gallerie un aumento del 30%, un bonus una tantum del valore del salario e la giornata odierna di ferie.

Lo sciopero di questi giorni è stato la più grande protesta organizzata da operai in Kazakhstan sin dal 2011, quando il governo ha soffocato con la violenza una dimostrazione di lavoratori petroliferi. Il 16 e 17 dicembre di quell’anno, la polizia kazaka ha aperto il fuoco sui manifestanti nella città occidentale di Zhanaozen, uccidendone 14. Gli scioperi e manifestazioni sono un evento raro nella ex-repubblica sovietica, accusata dagli attivisti per i diritti umani di sopprimere i sindacati indipendenti. 

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