​Arrestati attivisti, dimostravano per la libertà d’espressione

La marcia si svolgeva in modo pacifico. Fra le persone fermate, vi sono Mavlyan Askarbekov, Aibek Myrza e Azamat Attokurov. Dovranno scontare una condanna a cinque giorni in condizioni disagiate.

Bishkek (AsiaNews) – Alcuni attivisti sono stati arrestati per aver preso parte a una manifestazione in sostegno dei diritti umani. La marcia si è svolta il 18 marzo nella capitale, dove centinaia di persone hanno affollato le strade per marciare in modo pacifico contro l’intento del presidente Almazbek Atambayev di voler eliminare i media indipendenti.

Al corteo hanno partecipato giornalisti, attivisti per i diritti umani, cittadini e anche alcuni membri del parlamento appartenenti al partito socialista Ata-Meken, il cui leader Omurbek Tekebayev, è in carcere con l’accusa – mai provata – di corruzione.

Nonostante la marcia si sia svolta in modo pacifico, la polizia ha fermato i manifestanti e ne ha arrestati alcuni. Fra i fermati, vi sono gli attivisti Mavlyan Askarbekov, Aibek Myrza e Azamat Attokurov. Edil Baisalov, organizzatore della manifestazione e attivista, ha comunicato che “se qualcuno pensa di ostacolarci o intimidirci e di poter farla franca con questa ‘assenza di legge’ si sbaglia di grosso. La storia e la verità sono dalla nostra parte. Abbiamo vissuto momenti centinaia di volte più scuri e difficili – abbiamo combattuto contro un regime centinaia di volte più forte di noi e abbiamo vinto, vinceremo anche questa volta”.

Adil Turdukulov, un sostenitore della libertà d’espressione, ha comunicato che le persone arrestate sono state condannate a scontare cinque giorni in prigione. Il 19 marzo Turdukulov ha scritto sul proprio profilo Facebook che i detenuti si lamentano delle condizioni della loro detenzione: “Ci sono 22 persone in 15 metri quadri. Il bagno è uno solo ed è all’esterno. Molti dei prigionieri soffrono di tubercolosi e a causa dei pidocchi. È come se fossero torturati”.

Il presidente Atambayev, nel frattempo ha accusato i media di provare a seminare instabilità nel Paese e si è riferito alle agenzie d’informazione come “diffamatorie” e dalla “morale degenerata”. Secondo Atambayev “negli ultimi tempi in Kyrgyzstan, alcuni presunti giornalisti hanno chiesto l’impunità per aver diffamato e gettato fango addosso a chi non gli piace, soprattutto contro la figura del presidente.” Egli ha anche fatto dei riferimenti a una “campagna di menzogne” che va avanti dallo scorso anno e si è intensificata durante l’estate. “Vorrei ricordare – ha affermato il presidente – che la principale responsabilità dei giornalisti e dei media è trasmettere ai cittadini informazioni veritiere, fatti oggettivi e non creare notizie false, bugie e diffamazioni”. Tuttavia le argomentazioni di Atambayev non convincono la stampa nazionale, che vede il presidente responsabile di confusioni politiche provocate dopo l’arresto del leader dell’opposizione Tekebayev e di pressioni per modificare la costituzione.

 

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