La rivoluzione ai vertici del Kirghizistan

Dopo la rimozione dall'incarico del suo più stretto collaboratore e capo dei servizi di sicurezza Tašiev, il presidente Žaparov sta proseguendo con le destituzioni e gli arresti contro una rete di alti funzionari, ministri, parlamentari e persino sindaci sospettati di architettare l'ennesimo colpo di stato a Bishkek. Un grande valzer per garantire "stabilità".

di Vladimir Rozanskij

Bishkek (AsiaNews) - Il 10 febbraio scorso il presidente del Kirghizistan, Sadyr Žaparov, ha sollevato dall’incarico di capo dei servizi di sicurezza Gknb il suo più importante e stretto collaboratore, Kamčibek Tašiev, per impedire che la sua figura venisse strumentalizzata per organizzare un colpo di Stato per rovesciare il suo regime a 5 anni dalla sua elezione. Questo ha dato inizio a una serie di cambiamenti ai vertici delle strutture più importanti dello Stato, compresi il parlamento e il governo.

Al posto di Tašiev è stato nominato temporaneamente il 56enne Žumgalbek Šabdanbekov, poi confermato il 19 febbraio, ispettore dell’Agenzia delle entrate e quindi specialista dell’Antiterrorismo, fino a diventare vice-direttore del Gknb. Nel servizio di sicurezza sono quindi stati sostituiti anche altri funzionari di alto livello, compreso il direttore del centro antiterrorismo, che ora è il giurista della guardia di finanza Ališer Erbaev, 53 anni, già direttore generale della rete elettrica nazionale.

Anche il direttore del servizio delle guardie di frontiera, Abdikarim Alimbaev, è stato dimesso il 10 febbraio dal servizio Gknb di cui era uno dei vice-presidenti, diventando presidente del nuovo servizio statale delle frontiere, distaccato dai servizi di sicurezza, e lo stesso giorno è stato costituito un nuovo servizio indipendente di protezione della presidenza del Kirghizistan, il cui capo è diventato Syrgak Berdikožoev, che ha commentato su Instagram che “è necessario rispondere alle preoccupazioni dei cittadini espresse sulle reti social per la sicurezza del presidente e anche di Kamčibek Tašiev”, che dopo le dimissioni è tornato in Germania per cure sanitarie, ma a cui è stata assegnata un’opportuna scorta.

Il grande ricambio ai vertici è continuato il 14 febbraio con la nomina di Ulan Bijbosunov come responsabile della sicurezza nella capitale Biškek, mentre il suo predecessore Eldar Žakypbekov è stato arrestato il giorno successivo, e quindi è stato fermato anche un altro funzionario del Gknb a lui vicino, Sydyk Dujšenbiev, insieme a un suo collaboratore nella regione di Čuj, noto con il soprannome di Vazelin per la sua capacità di “ungere” tutti i potenti e i meccanismi necessari a realizzare progetti di controllo. Sempre nell’ambito delle indagini su Žakypbekov sono poi stati arrestati il 27 febbraio altri 5 membri del Gknb, e ne sono stati dimessi 6 ulteriori.

Anche il direttore dei servizi di sicurezza nella regione di Oš, Salmoor Džumabekov, è stato sollevato dal suo incarico il 16 febbraio, mettendo al suo posto Kanat Tabaldiev, il presidente della provincia di Kara-Sujsk nella stessa regione. Il 17 febbraio è stato dimesso un altro vice-presidente del Gknb, Timur Šabdanbekov, nominando al suo posto Akylbek Namazov. Grandi sostituzioni sono state fatte anche al ministero degli interni, mettendo Mirlan Ryskeldiev a capo del servizio di intelligence al posto di Ulan Bijbojsunov, trasferito a capo della sezione di Biškek, e diversi altri funzionari sono stati estromessi in quanto legati al caso di Žakypbekov, tra cui suo cognato Rufat Abdurazakov e un suo stretto amico, il capo del personale della regione di Čuj, Čyngyz Tokoldošev.

Nei giorni seguenti la “rivoluzione interna” ha riguardato anche la procura generale del Kirghizistan, da cui è stato estromesso il primo vice-presidente, Bajmurza Maatov, sostituito da Malik Bekturganov, e il nipote di Tašiev, Nurgazy Matisakov, è stato dimesso dalla carica di capo della procura per il settore dei trasporti. Non sono mancati i ricambi neppure nel governo del Paese, dove è stato nominato un rappresentante plenipotenziario del presidente presso il Žogorku Keneš, Bektur Zulpiev, e sono stati quindi sollevati tre ministri: quello dei trasporti Absattar Syrgabaev, quello delle risorse naturali Meder Mašiev e quello della protezione civile, Boobek Ažikeev, sostituiti con uomini ritenuti più affidabili. Il 24 febbraio è stato dimesso anche il vice-premier e ministro dell’agricoltura e industria, Bakyt Torobaev, sostituito da Erlist Akunbekov, con un totale ricambio anche dei suoi collaboratori.

Si è proceduto quindi a “operazioni di pulizia” anche nel parlamento, con dimissioni di deputati e revisione dei risultati delle elezioni, e con diversi cambi anche nelle amministrazioni comunali, sostituendo i sindaci di grandi città come Oš, Manas, Tokmok e Karakol, e in molti altri organismi statali di controllo, fino alla direzione del comitato olimpico. Il grande valzer delle nomine e degli arresti dovrebbe impedire il classico colpo di Stato che in Kirghizistan si ripete quasi ogni lustro, dando stabilità al regime di Žaparov.

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