Parlamento kirghiso chiede pena di morte per i pedofili

Proposto referendum popolare sulla questione. Serve approvazione del presidente Sadyr Žaparov. Attivista umanitaria contraria: no a punizioni personali contrarie alle convenzioni internazionali. Fenomeno violenza sui in minori in crescita nel Paese. Spesso genitori vanno all’estero per lavoro e i figli rimangono senza tutele familiari.

di Vladimir Rozanskij

Mosca (AsiaNews) – I deputati del Parlamento kirghiso hanno avanzato la proposta di introdurre la pena di morte per i pedofili. Propongono un referendum popolare, che ora dipende dall’approvazione del presidente Sadyr Žaparov. Una larghissima maggioranza di parlamentari ha dato il via libera all’iniziativa.

L’attivista umanitaria Nazgul Turdubekova, direttrice della Lega per la difesa dei diritti dei bambini, non ha però approvato la proposta, come ha spiegato in un’intervista a Currentime. Turdubekova ricorda che “il Kirghizistan è un paese democratico e civile, che ha ratificato il patto internazionale sui diritti civili e politici e le altre convenzioni Onu, rifiutando questo tipo di punizioni personali, come la pena di morte”.

Riguardo al problema della pedofilia, Turdubekova osserva che la crescita della violenza sessuale nei confronti dei bambini nel Paese è in effetti preoccupante, e che “la nostra legislazione in merito alla difesa dell’infanzia è talmente superata dal punto di vista morale, da essere incapace di affrontare le sfide attuali”.

La sua fondazione si è rivolta più volte al Parlamento per sollecitare una nuova redazione del codice sull’infanzia, che includa la formazione di forze speciali per la difesa dei bambini dalla violenza sessuale nelle località di residenza, destinando una percentuale significativa di operatori sociali a questo compito.

In 30 anni di vita del Kirghizistan “non vi è mai stato un solo operatore che si occupasse specificamente di questo problema, e del sostegno alle famiglie a livello locale”, ricorda l’attivista, mentre questo è assolutamente necessario. “Nelle condizioni del nostro Paese, in una famiglia su quattro i bambini crescono praticamente senza genitori”, a causa della migrazione lavorativa per mantenere le famiglie stesse. I bambini sono affidati a nonni e parenti vari, senza una vera tutela genitoriale.

Turdubekova osserva che l’esperienza delle varie nazioni in cui è stata applicata la pena di morte dimostra che il problema della violenza sessuale non si risolve né si attenua: “Non è un metodo efficace di prevenzione della violenza sui bambini”. Sarebbe molto meglio insistere con l’istituzione del controllo sociale sul territorio, ma i deputati non hanno ascoltato queste proposte, come ripete la dirigente della Lega, mentre “sono proprio i parenti e i vicini a costituire la principale minaccia per i bambini”.

Senza contare che la pena di morte “costerebbe molto di più della cura sociale, perché per applicare la condanna bisogna creare sezioni speciali penitenziarie, e assumere i boia”. In conclusione, Turdubekova afferma che “stiamo rischiando di perdere la nostra immagine di Paese dal volto umano e democratico, e in generale stiamo peggiorando la situazione della difesa dei diritti umani, visto che osserviamo anche una grande crescita degli errori nelle sentenze dei tribunali”. A suo parere, gli errori giudiziari si rilevano anche nei Paesi più evoluti in questo senso, “che cosa potremo dire allora del Kirghizistan?”.

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