A Dushanbe i minorenni non possono entrare in chiesa senza autorizzazione

Nuovo emendamenti proibiscono ai minori proprio ogni attività religiosa, puniti i genitori che “non lo impediscono”. Lo Stato dice di voler prevenire l’estremismo islamico e tutelare i minori. Ma i cristiani sono preoccupati perché di fatto, è uno strumento per colpire qualsiasi gruppo religioso.

Dushanbe (AsiaNews/F18) – La Camera alta del Parlamento tagiko ha approvato ieri nuove restrizioni sulla libertà religiosa per i minorenni. Inoltre sono previste nuove pene per chi predica “estremismo religioso”, ma c’è preoccupazione perché non è spiegato cosa si intenda. La nuova Legge sulla responsabilità dei genitori prevede “l’obbligo” dei genitori di “non consentire che i giovani minorenni partecipino alle attività di organizzazioni religiose, con eccezione di quelle comprese in modo ufficiale nell’istruzione religiosa”, in pratica quelle approvate dallo Stato.

Il divieto era già previsto ma i ragazzi potevano almeno “partecipare ai funerali”. Ora anche questo possibilità è stata esclusa, piccola modifica ma importante per la concezione che esprime.

Il controllo è affidato al Comitato per gli affari religiosi, che nel Paese ha anche uffici locali, in grado di controllare in modo capillare la vita pubblica delle famiglie e di denunciare i genitori che non esercitino la prescritta sorveglianza. I genitori devono sorvegliare persino che i figli non partecipino ad attività religiosa quando sono all’estero, occorre uno speciale permesso statale pure per essere iscritto a una scuola estera religiosa.

Fonti dell’agenzia Forum 18 spiegano che è poi molto difficile ottenere dallo Stato l’approvazione per qualsiasi forma di istruzione religiosa. In pratica il divieto impedisce ai giovani di avere qualsiasi educazione e frequentazione religiosa fino alla maggiore età.

I sostenitori della legge rispondono che prima dei 18 anni i giovani possono non avere sufficiente maturità per partecipare con consapevolezza e che la norma vuole solo proteggerli. Ma fonti religiose locali dicono a F18 che “ogni attività religiosa è stata proibita per chi ha meno di 18 anni” e che questa legge “non rispetta gli standard dei diritti umani internazionali” per i minori. “Tutte le chiese protestanti – spiega un’altra fonte – sono preoccupate, ormai è contro la legge anche soltanto che il bambino sia in chiesa”, anche perché le autorità statali “non danno autorizzazioni per i gruppi non islamici, nemmeno per scuole di catechismo domenicale”.

L’art.9 della legge vieta persino invitare i ragazzi “a ricevere insegnamento in scuole e istituzioni educative non riconosciute come pure da singole persone non autorizzate”.

Il fine appare soprattutto quello di colpire le madrasse (scuole islamiche) straniere: nell’agosto 2010 il presidente Emomali Rahmon ha invitato le famiglie a richiamare i figli che frequentano scuole islamiche all’estero, ammonendo contro il pericolo che diventino “estremisti e terroristi”. Molte famiglie povere musulmane inviano i figli in simili istituti, dove sono alloggiati, nutriti e ricevono una educazione di base, anche se di livello molto variabile.

Ma il divieto colpisce tutti: dalla nuova legge sulla libertà religiosa nel 2009 molte moschee sono state distrutte, i cristiani processati e condannati per riunioni e attività “illegali” e i Testimoni di Geova sono stati banditi dal Paese.

Inoltre è stato introdotto il carcere fino a 2 anni sia per chi organizza che per chi partecipa a “riunioni non autorizzate, incontri, dimostrazioni, picchettaggi e cortei stradali”. Ci rientra ogni riunione illegale di qualsiasi matrice. E’ pure punito chi insegna dottrine religiose “estremiste”, ma non è stato chiarito cosa si intende per estremismo, lasciando, quindi, ampia discrezionalità alla polizia: insegnamento punito “in qualsiasi luogo” si svolga, anche in case private, con carcere fino a 12 anni per chi lo organizza e con la confisca delle proprietà.

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