Rahmon: no al velo e alla barba, ‘rispettare la tradizione tagika’

Presidente tagiko: il velo e i vestiti neri non sono in linea con la cultura del Paese, così come la barba non è un segno di religiosità. I tagiki dovrebbero “amare Dio con i loro cuori” e non con “attributi esterni”.

Dushanbe (AsiaNews/RFE) – Il presidente tagiko Emomali Rahmon sollecita il proprio popolo a non indossare il velo e a non portare la barba. L’appello è giunto ieri insieme all’apprezzamento di Rahmon per la normativa che da dieci anni disciplina i rituali e le tradizioni del Paese dell’Asia centrale, sotto il suo governo dal 1992.

In Tajikistan vivono 8,5 milioni di persone, per la maggior parte musulmani.

Per il presidente, l’hijab [velo in arabo, ndr] e i vestiti neri per le donne non sono in linea con la tradizione tagika, così come la barba non è necessariamente un segno di religiosità. I tagiki dovrebbero “amare Dio con i loro cuori” e non cercare la “retta via” attraverso attributi esterni. Piuttosto, i cittadini devono preservare quella che Rahmon ha definito “la vera cultura dei tagiki”, allontanando le “culture e tradizioni straniere” diffuse su internet.

Il controllo sulla vita religiosa dei tagiki si è intensificato dopo la notizia dell’adesione di molti cittadini a gruppi islamisti in Siria e Iraq: il velo è vietato nelle scuole, i minori non possono entrare nelle moschee e diversi studenti di scuole islamiche estere sono stati costretti a tornare a casa. Inoltre, di recente le autorità tagike hanno vietato il pellegrinaggio alla mecca ai minori di 40 anni.

Nel 1999 il Tajikistan è stato il primo e unico Paese dell’ex-Unione Sovietica a registrare in modo ufficiale un partito politico islamico. Tuttavia, nel 2015 il Partito del rinascimento islamico del Tajikistan è stato messo al bando e dichiarato organizzazione terroristica dalla Corte suprema del Paese.

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