Abbassamento del suolo terrestre: in Asia i casi più gravi

Secondo la rivista scientifica Geophysical Research Letters un quarto della popolazione terrestre vive in aree dove il suolo sprofonda a causa della raccolta delle acque sotterranee. Tra i Paesi più a rischio le Filippine, l'Iran, l'Indonesia e l'Uzbekistan, dove l'abbassamento supera i 50 millimetri l'anno. Tashkent progetta nuove reti di alimentazione idrica più attente alle esigenze geologiche.

di Stefano Caprio

Tashkent (AsiaNews) - Gli studiosi americani della scuola mineraria del Colorado hanno stabilito che circa un quarto della popolazione terrestre vive in condizioni di abbassamento del livello del terreno, che può portare a danni e distruzioni delle costruzioni e delle tante infrastrutture. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters (Grl).

In essa si osserva che uno dei fattori che conduce allo sprofondamento nelle zone densamente popolate è la raccolta delle acque sotterranee. Secondo gli studiosi esiste una correlazione molto significativa tra il ritmo accelerato del prelievo idrico e la velocità dell’abbassamento del terreno, quindi queste regioni hanno urgente necessità di una tecnologia più efficace di sfruttamento delle acque, per evitare di aumentare oltre i limiti il rischio geologico.

I ricercatori hanno utilizzato i dati collegati all’abbassamento terrestre, raccolti con l’aiuto del sondaggio del suolo a distanza. I risultati hanno dimostrato che oltre 6,3 milioni di chilometri quadrati della superficie della Terra (circa il 5% dell’intera area delle terre emerse al mondo) si abbassano alla velocità di 5 millimetri all’anno, una quantità sufficiente a mettere a rischio molte strutture, in zone dove vivono circa due miliardi di persone.

In procedure di modellazione computerizzata è stato stabilito che l’utilizzo delle acque fondali rimane il fattore principale di abbassamento, con conseguenze successive di attività sismiche, inspessimento delle rocce sedimentarie, variazioni di temperatura e affollamento delle popolazioni. Il modello ha anche dimostrato che l’Asia meridionale è l’area con la maggiore minaccia di abbassamento sia come ampiezza di territorio (più del 2,2% dell’area complessiva, con tempi di sprofondamento di oltre 50 millimetri all’anno), sia per i rischi per una popolazione superiore ai 20 milioni di persone.

Tra i Paesi più a rischio si contano le Filippine, l’Iran, Il Costarica, l’Indonesia e l’Uzbekistan, tutti superiori ai 50 millimetri annuali. Per questa ragione in Uzbekistan si stanno programmando nuove reti di alimentazione idrica con particolare attenzione alle tecnologie a alla qualità dei lavori, non solo per evitare la dispersione degli investimenti a causa del radicato fenomeno della corruzione, ma anche per cercare di corrispondere alle esigenze geologiche.

Attualmente la popolazione uzbeka ha accesso all’acqua potabile per il 74,4% della popolazione, e il programma intende raggiungere l’88,9% entro il 2026, ma senza mettere a rischio la stabilità dei fondali terrestri. I lavori sono previsti in 1.405 Makhally (Comuni), di cui 470 sono finanziati da istituti internazionali, 795 con programmi finalizzati secondo il territorio e 28 con i fondi statali, oltre ad altri 112 con i fondi delle amministrazioni locali. Entro il 2026 si conta di rifornire di acqua potabile oltre 5 milioni di persone, con la speranza di non provocare ulteriori sprofondamenti del terreno.

I problemi rimangono legati alle possibilità di reperire tutti i fondi necessari ai vari livelli, che nel complesso superano i 2,5 miliardi di dollari su oltre 25 progetti di forniture idriche. Si tratta di somme colossali, e il presidente Šavkat Mirziyoyev rilancia in ogni occasione le possibilità di attirare investimenti stranieri, non solo per il benessere dell’Uzbekistan, ma per la salvezza di tutta la crosta terrestre.

 

Foto: Lixin Wu / Creative Commons

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