Afghanistan: Karzai conferma l'incontro con i talebani e annuncia negoziati a breve

Gli incontri fra il governo di Kabul, Stati uniti e i leader talebani sono avvenuti alla fine di gennaio, per la prima volta dall'inizio della guerra. Fra i temi il cessate il fuoco dei ribelli, l'uscita di scena delle truppe internazionali e la scarcerazione dei terroristi detenuti a Guantanamo. Fonti di AsiaNews sottolineano i punti oscuri della strategia sbrigativa degli Stati uniti che potrebbero rendere inutili 10 anni di guerra.

Kabul (AsiaNews) - "L'entrata del governo di Kabul nei colloqui con i talebani è un passo storico per la riconciliazione del Paese e a un futuro accordo di pace dall'inizio della guerra. Tuttavia le autorità afghane e i delegati degli Stati uniti non devono svendere la vita delle persone ai ribelli". È quanto affermano fonti di AsiaNews in Afghanistan sulle  dichiarazioni di Hamid Karzai, presidente afghano, che ieri ha confermato di essersi incontrato con i leader talebani, dopo l'iniziale no a qualsiasi forma di colloquio. Secondo il presidente anche i ribelli sono stanchi della guerra e vi è l'intenzione di giungere a negoziati di pace entro qualche mese. Questa sera a Islamabad, Karzai parteciperà al summit trilaterale con i capi di Stato di Pakistan e Iran sul processo di riconciliazione in Afghanistan, a tutt'oggi gestito solo dagli Stati Uniti.   

Le fonti sottolineano la grande opportunità degli incontri fra Stati uniti, governo afghano e leader ribelli, iniziati in gennaio con l'apertura di un ufficio diplomatico dei talebani a Doha (Qatar): "Il Mullah Omar e tutta la filiera talebana vogliono mostrare alla comunità internazionale i loro obiettivi in previsione di un eventuale accordo di pace, che metterebbe fine a 10 anni di guerra. Tuttavia occorre comprendere quale sia la reale strategia dei talebani, che potrebbero approfittare dell'attuale situazione di stallo per cacciare le truppe straniere e continuare indisturbati la guerra".  

Secondo quanto emerso dai primi incontri avvenuti in gennaio, gli Stati uniti hanno chiesto: il cessate il fuoco dei ribelli e la loro l'uscita dalla rete terroristica di al-Qaeda, il rispetto della nuova costituzione afghana, la garanzia dei diritti umani compresi i diritti delle donne. I guerriglieri guidati dal Mullah Omar, pretendono invece come pre-condizione a un accordo di pace: l'uscita delle truppe straniere dall'Afghanistan e la scarcerazione dei terroristi imprigionati a Guatanamo.

 

Tuttavia per le fonti tali richieste sono ancora troppo premature. Stati uniti e governo afghano sono in una posizione di debolezza rispetto ai ribelli, che in questi mesi hanno ripreso il controllo di diverse aree del Paese e in settembre sono riusciti a sferrare un attacco nella capitale. "Se le truppe internazionali lasciassero ora l'Afghanistan - sottolineano - il Paese piomberebbe nel caos. A tutt'oggi l'esercito afghano è troppo impreparato e non ha sufficienti mezzi per garantire la sicurezza. L'uscita da al-Qaeda non è una garanzia di abbandono totale del guerriglia. Ci sono molti gruppi terroristi afghani legati ai talebani che nulla hanno a che fare con l'organizzazione. Inoltre nessun leader islamico si è espresso sul riconoscimento della costituzione afghana".

Le fonti di AsiaNews criticano l'eccessiva esuberanza con cui l'amministrazione Obama sta gestendo gli incontri. Per spingere gli estremisti islamici a iniziare subito i colloqui, nelle scorse settimane Barak Obama, presidente Usa, ha proposto il rilascio di tre detenuti dal carcere di massima sicurezza.  "Gli Stati uniti - sottolineano - sono troppo sbrigativi. Alcuni dei detenuti hanno commesso stragi di civili e sono in carcere per crimini contro l'umanità e non possono essere rilasciati senza garanzie". "Il futuro del Paese - concludono - dipende dal dialogo con i talebani, la guerra non può più andare avanti. Per non rendere inutili questi anni di continui combattimenti e spargimenti di sangue, i negoziatori dovranno però essere risoluti a non cedere sulle conquiste della lotta contro i talebani: democrazia e rispetto dei diritti umani". (S.C.)

 

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