Il disincanto degli afghani verso la Clinton, Karzai & soci

Il giorno dopo la Conferenza internazionale, scetticismo e perplessità tra la popolazione afghana per il nuovo Programma di Pace. Con tanti dubbi, ma l’attesa di vedere cosa cambierà.

Kabul (AsiaNews) – La popolazione afghana ha assistito con un certo disincanto all’ennesima Conferenza internazionale, tenuta ieri a Kabul per discutere come rendere il Paese sicuro e consentire il ritiro delle forze militari di altri Stati. Fonti di AsiaNews testimoniano che la speranza è ancora viva, ma tutti aspettano prima di vedere i risultati.

A Kabul si sono incontrati ieri i rappresentanti di circa 70 Paesi e di organismi internazionali. Fonti di AsiaNews spiegano che “alla gente questi mega-incontri ormai interessano fino a un certo punto”. Nei primi tempi, dopo la cacciata dei talebani, si respirava un altro entusiasmo, ma ora “non si aspettano che un altro incontro sia rivoluzionario o davvero innovativo rispetto ai precedenti”.

Dopo anni di sostegno militare e finanziario estero (con aiuti per oltre 40 miliardi di dollari), i frutti sono ancora insufficienti, i fiumi di denaro destinati al Paese hanno avuto risultati modesti, mancano strade e scuole, ospedali e fognature, la gente vede ville di lusso spuntare come funghi alla periferia di Kabul e critica il governo per la diffusa corruzione. In questo scenario la richiesta del presidente Hamid Karzai di avere il controllo diretto di almeno il 50% sugli aiuti dei Paesi donatori viene considerata con scetticismo e persino con timore.

“Non è chiaro – commenta un volontario impegnato nel sociale in Afghanistan – se questo 50% riguarda solo il denaro di Stati esteri ed enti internazionali o anche i fondi destinati alle attività sociali di ong private, che spesso si autofinanziano od ottengono qualcosa dagli aiuti internazionali”

Adesso queste iniziative gestiscono il 100% dei loro fondi, anche se sotto  uno stretto controllo del governo che ogni 6 mesi pretende un rendiconto dettagliato, con indicazione analitica di ogni somma ricevuta e del suo impiego nel rispetto dei previsti parametri (ad esempio: una certa percentuale delle spese va destinato a salari per dipendenti afghani).

“Questo controllo è giusto – prosegue la fonte di AsiaNews – per evitare che il 50-60% delle somme finisca a pagare stipendi, salari, grosse auto, come è successo nel passato. Ma se parte di questi fondi fossero stornati a favore dello Stato, sarebbe mortale per tante iniziative poco note, ma essenziali e molto apprezzate dalla popolazione”.

Altre fonti osservano che il Programma afghano di Pace e Reintegrazione proposto ieri prevede di coinvolgere gruppi presenti sul territorio (impegnati nella realizzazione di infrastrutture e servizi) nelle iniziative per ottenere la collaborazione di ex ribelli e talebani moderati.

“Questo – dicono – metterebbe a rischio la sicurezza di questi gruppi e l’intera loro attività. I militanti hanno spesso attaccato chi ritengono spalleggiare il governo”.

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