Kabul ottiene una tregua dai talebani. Perchè l'occidente sta perdendo la guerra

Per il voto del 20 agosto, i talebani di Badghis si impegnano a non attaccare i seggi e a ritirarsi da zone strategiche. Fonti di AsiaNews: i Paesi occidentali devono chiedersi, e capire, perché stanno perdendo la guerra.

Kabul (AsiaNews) – Il governo afghano ha concordato oggi una tregua con i ribelli talebani nella provincia nordoccidentale di Badghis, in vista delle elezioni presidenziali del 20 agosto. Fonti locali spiegano ad AsiaNews la difficile situazione e perché l’Occidente sta perdendo la guerra.

I talebani hanno promesso di non attaccare i seggi elettorali e di consegnare 3 zone chiave della regione alle autorità delle tribù locali. Kabul manifesta la speranza di raggiungere accordi analoghi in altre province.

C’è soddisfazione tra i Paesi impegnati con forze militari, che sperano di raggiungere un accordo generale di pace con i talebani più moderati. Esperti osservano che a Badghis negli ultimi mesi gli scontri già erano molto diminuiti.

Fonti locali di AsiaNews commentano che i Paesi occidentali hanno capito che non possono vincere la guerra con la forza militare ma non riescono a trovare una vera alternativa. Ne è dimostrazione anche la polemica scoppiata in Italia, dopo che il 26 luglio 3 soldati italiani sono rimasti feriti in due diversi attacchi, a Bala Baluk e a Adraskan, zone non lontane da Herat.

“Sembra che per molti politici – commenta la fonte, che chiede l’anonimato – l’alternativa sia tra ritirare i militari o garantire loro la massima sicurezza e potenza bellica. Nessuno parla davvero di cosa si possa fare per l’Afghanistan. Nessuno si chiede davvero come mai i talebani, dopo 8 anni dall’intervento Usa, ancora resistono e, anzi, aumentano gli attacchi”.

“In realtà – prosegue – tutti sanno che i Paesi occidentali stanno perdendo la guerra: controllano Kabul e le grandi città ma intere regioni sono in mano ai talebani. Anche i talebani sanno che non possono vincere, ma dalla loro parte hanno il tempo. Prima o dopo gli occidentali andranno via e i talebani aspettano. Per questo non hanno bisogno di fare la pace.”

Secondo esperti locali, due sono le principali cause per cui Kabul e i suoi alleati stanno perdendo: “l’inefficienza dell’organizzazione della ricostruzione del Paese, l’incapacità di gestire i rapporti con la popolazione locale. Non è un problema militare, ma una popolazione che manca di servizi elementari”.

Dopo tanti anni di intervento, in molte zone di Kabul manca l’acqua potabile. L’energia elettrica è razionata ed erogata solo per alcune ore. Mancano le strade. Non sono nemmeno state costruite nuove scuole. La sanità è carente, si muore ancora per malattie come la dissenteria e la mortalità sotto i 5 anni è oltre il 20%. Anche un parto cesareo diventa pericoloso, se privo di assistenza. La mortalità materna è di una ogni 50 nascite, ma arriva a uno ogni 16 nascite in alcune province come il Badahashan.

“Sono arrivati fiumi di denaro, ma i Paesi donatori non si sono preoccupati di vedere come fossero investiti. A parte la corruzione, che pure è diffusa, molti progetti sono stati pensati male, buoni sulla carta ma non adeguati alla realtà locale. Ora, forse, lo si inizia a comprendere e nell’ultimo G8 molti Paesi hanno detto che la ricostruzione va fatta con una collaborazione diretta dei Paesi occidentali”. La corruzione è diffusa e sono frequenti le accuse anche contro il governo di Karzai. La popolazione è al limite della sussistenza: nel solo 2007 il prezzo del grano è aumentato del 70% e l’inflazione del 17%. Crescono sempre rapidi i prezzi di idrocarburi e legna, essenziali per riscaldarsi nel freddo inverno. “Però – aggiunge la fonte - la gente vede i funzionari delle Nazioni Unite usare auto costose e avere molti impiegati. A Kabul le ville di lusso crescono come funghi: segno che qualcuno si è arricchito”.

C’è, poi, il problema del rapporto con la popolazione locale, orgogliosa e indipendente. La nostra fonte ripete che: “Non sarà mai possibile un controllo del territorio, senza il sostegno della popolazione. Nel 2001 la gente aveva una gran voglia di cambiare, era disponibile a cambiare. Ma non è successo nulla. Ora non crede più possibile un cambiamento. Ora non sarà facile recuperare una fiducia e una disponibilità simili”.

Rubriche

Asia Today
Ecclesia in Asia
Indian Mandala
Lanterne rosse
Mondo russo
Porta d'Oriente

AsiaNews Weekly
Le notizie dall'Asia che contano

Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.

Iscrivitialla newsletter
P.I.M.E. Centro Missionario
Agenzia Fides
P.I.M.E. Brasil
Radio Mondo
Mondo e Missione
P.I.M.E. U.S.A.
TV 2000