Migliaia di afghani rientrano, ma nel Paese ‘non c’è pace’

Da gennaio, la Turchia ha respinto 17mila afghani. Ministro afghano: nel 2018 sono tornate 330mila persone. Milioni negli ultimi anni. Chi torna fatica a reintegrarsi e vive in povertà. Dall’Afghanistan si continua a fuggire: più di 100mila sfollati dall’inizio dell’anno. P. Moretti: “Un controsenso dire che la guerra è finita”.

di Maddalena Tomassini

Kabul (AsiaNews) – Il rimpatrio di migliaia di afghani è un controsenso, perché in Afghanistan non c’è pace. Lo afferma p. Giuseppe Moretti, ex parroco di Kabul: “Se quotidiani seri parlano di continui attentati, un giorno sì e un giorno no – in termini come ‘la tregua è già finita’, ‘la sanguinosa consuetudine’, ‘una guerra sempre più difficile’ – allora il punto è: c’è o non c’è questa guerra? E se c’è, come si possono rimpatriare e giustificare i rimpatri? Allora, si dia un significato alla parola guerra”.

Da gennaio, la Turchia ha rimandato indietro circa 17mila afghani. Negli ultimi due anni, le politiche di espulsione europee – giustificate dall’affermazione che l’Afghanistan sarebbe un Paese “sicuro” – hanno provocato controversie e scatenato la critica delle Ong. Alla fine del 2017, alcuni piloti della Lufthansa si sono rifiutati di riportare i richiedenti asilo in Afghanistan.

Ieri, per la Giornata mondiale del rifugiato, Sayed Hussain Alemi Balkhi (ministro afghano per i Rifugiati e il rimpatrio) ha annunciato che nel 2018 più di 900 afghani sono tornati di loro volontà dall’Europa, mentre 246 sono stati deportati: “Abbiamo 332.453 rimpatriati da tutto il mondo, dai vicini, e dai Paesi asiatici ed europei”.

Secondo una statistica dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Omi), fra il 2012 e il 2017 più di 1,3 milioni di afghani sono tornati dal Pakistan, quasi 400mila dall’Iran e 67mila da Paesi non limitrofi (38.620 da Europa e Turchia). L’agenzia cinese Xinhua cita un dato Onu secondo cui in 16 anni sarebbero rientrati addirittura più di 5,2 milioni di afghani, la maggioranza da Iran e Pakistan.

Secondo il rapporto dell’Omi, molti rimpatriati vivono al di sotto della linea di povertà estrema. In più di 100mila dormono in tende o per strada, mentre altri 474mila sono ospiti di famiglie e parenti. Laurence Hart, capo della missione dell’Omi, afferma: “Spesso, soprattutto nelle aree urbane, gli sfollati interni e i rimpatriati si sistemano in cosiddetti ‘insediamenti informali’”, dove le condizioni sono precarie, con standard di igiene e accesso all’acqua molto bassi.

Intanto, migliaia di afghani continuano ad abbandonare le loro case. Stando a quanto riportato due giorni fa dall’Alto commissario per i rifugiati (Unhcr), l’Afghanistan è il secondo Paese “produttore” di profughi al mondo, subito dopo la Siria: alla fine del 2017, erano 2,6 milioni gli afghani in fuga. Fra il 1 gennaio e il 13 maggio 2018, 108.440 hanno lasciato le loro abitazioni a causa del conflitto e di disastri naturali.

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