Ricerca di consenso nel tentativo di Bin Laden di coinvolgere Hamas

Ma il movimento sottolinea di nuovo la sua diversità rispetto ad Al Qaeda. Interpretazioni diverse sul messaggio: "segno di disperazione" o "importante" dichiarazione sullo "stato della Jihad". Per l'ex capo dei servizi segreti pakistani, Al Qaeda sta ritrovando i suoi rapporti perduti con l'Iran.

Dubai (AsiaNews) – Hamas e i ribelli del Darfur ne hanno subito preso ufficialmente le distanze, ma l'ennesima chiamata di Bin Laden alla guerra santa viene variamente interpretata in Medio Oriente, tra chi ci vede "un segno di disperazione", chi un passo verso un'alleanza con Ahmadinejad in funzione antiamericana, chi infine una serie di "ordini" per l'allargamento dello scontro.

Di certo, nel messaggio, c'è un elenco a tutto campo dell'attacco che, secondo lui, l'Occidente sta portando al mondo islamico. Da più parti è stato poi sottolineata la ricerca di consenso che sembra il reale contenuto, se non la causa, del messaggio. Di presa certa, in tale ottica, il riferimento alle vignette su Maometto, vista la vastità delle reazioni che hanno suscitato. Nella stessa logica l'attacco ad Usa ed Europa per il taglio dei finanziamenti al governo palestinese, dopo la vittoria di Hamas. Da parte sua, se da un lato il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, ha ribadito quanto già affermato fin dalla campagna elettorale palestinese, che "l'ideologia di Hamas è completamente diversa rispetto a quella dello sceicco Bin Laden", dall'altro ha concordato con l'analisi del capo di Al Qaeda sostenendo che "l'assedio internazionale cui è sottoposto il popolo palestinese" creerà "tensioni nel mondo arabo e nelle strade palestinesi".

Assolutamente negativa, invece, la reazione dei ribelli alla parte dell'appello di Bin Laden per una prolungata "guerra contro i crociati" nel Darfur. "Respingiamo categoricamente queste dichiarazioni", ha detto Ahmed Hussein, portavoce del Movimento per l'eguaglianza e la giustizia (JEM). "Bin Laden – ha spiegato - ha lanciato una teoria basata sul complotto americano-sionista quando, invece, i problemi per il Darfur arrivano da Khartoum, da un governo musulmano responsabile dell'assassinio di altri musulmani".
Oggi, analizzando l'appello di Bin Laden, il Lebanonwire ci vede una "importante" dichiarazione sullo "stato della Jihad", contenente 20 "ordini di marcia".  Tra questi: che l'Onu è "una istituzione criminale e infedele"; che è in preparazione una "invasione culturale: le tv arabe debbono essere fermati. I musulmani liberali uccisi". "Uccisi" o "puniti" debbono essere anche l'India, gli indù, il presidente pakistano Musharraf, la Russia, la Francia e Salman Rushdie. Ancora: "va respinto il dialogo con l'Occidente"; "l'indipendenza di Timor est è un fallimento dei musulmani"; "le masse nei Paesi infedeli hanno le stesse idee dei loro leader" e quindi ne condividono le responsabilità; non va data fiducia ai "traditori", compresi i mufti e i religiosi moderati; tutti i musulmani debbono essere pronti a dare tutto per la jihad, "comprese le loro vite".

Parla invece di "disperazione" di Bin Laden, Fawaz Gerges, specialista americano di Medio Oriente sentito da Al Jazeera. "Per Bin Laden, lo scontro in atto è più che politico ed economico; è esistenziale e di civiltà" ed egli vuole spingere i giovani islamici a fasi coinvolgere nel conflitto. "Appare profondamente contrariato dal fatto che il suo messaggio è caduto nelle orecchie dei sordi". "Ha disperatamente bisogno di ricordare ai suoi seguaci e alla comunità musulmana che è ancora vivo, che esiste". "Ma la verità è che ci sono pochi acquirenti per la sua guerra di civiltà. Né gli iracheni, né i palestinesi sono disposti a fare una guerra per conto di Bin Laden, né a sottoscrivere la sua visione. Hanno obiettivi molto più limitati di quelli della sua ambiziosa e contorta retorica".

Invece, a giudizio di Hamid Gul, ex direttore generale dei servizi di intelligence pakistani, sentito da Asia Times, "Al Qaeda sta ritrovando i suoi rapporti perduti con l'Iran", grazie al contrasto sul programma nucleare di Teheran.

Secondo Gul, Al Qaeda ha realizzato l'obiettivo di avere uno Stato islamico come base, grazie al controllo che ha acquisito dell'area tribale del Nord Waziristan, in Pakistan, e all'espansione in atto nella parte meridionale della regione e di numerose province afgane, come Kunar, Paktia, Khost, Helmand e Zabul. Ma, anche se la guerriglia afghana è legata con quella irachena ed i talebani hanno cominciato uno scontro aperto con le forze americane in Afghanistan, "è ancora irrisolta la questione di un comando unificato che dovrebbe controllare i movimenti di resistenza sia che siano in Iraq, Palestina o Afghanistan". "E' questo che l'Iran ora può realizzare", assumendo un "ruolo guida nella conduzione dei movimenti di resistenza, in collaborazione con Al Qaeda".

 

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