Scontri tra talebani e forza multinazionale, ancora morti civili

In due giorni uccise almeno 17 persone; la popolazione protesta “contro Washington e Karzai”. Intanto negli ambienti Isaf si inizia a parlare di “guerra”, con il timore che i rinforzi stabiliti “non saranno sufficienti”.

Kabul (AsiaNews) - L’attesa offensiva di primavera, annunciata da talebani e forze Nato in Afghanistan, è stata sferrata. I primi lanciano kamikaze, i secondi rispondono con il fuoco delle armi. In mezzo ci sono i civili, che continuano a morire, vittime degli scontri tra i combattenti del mullah Omar e le truppe straniere. Dopo la strage di ieri nei pressi di Jalalabad, provincia orientale di Nangarhar, stamattina un raid aereo -attribuito alla Nato, ma ancora non confermato - ha ucciso 9 persone. Le notizie sull’accaduto arrivano confuse e ormai negli ambienti militari si parla di “guerra”.

 

Le violenze sono esplose dopo un’imboscata contro un convoglio militare americano ieri mattina, 4 marzo. In risposta, le truppe Usa avrebbero aperto il fuoco sulle automobili di passaggio lungo l’autostrada Jalalabad - Tokhar, uccidendo almeno 8 civili, secondo rapporti Usa. Fonti governative parlavano in un primo momento di 16 morti. Il portavoce dell’esercito statunitense in Afghanistan sottolinea che la dinamica dell’incidente è ancora da accertare: c’è la possibilità che gli aggressori abbiamo sparato da diversi punti subito dopo l’attentato colpendo così le vittime.

 

Quel che è certo è che monta il risentimento e la rabbia nella  popolazione, ai cui occhi quella che si combatte è sempre più una “lotta partigiana” contro l’invasore. Subito dopo la strage di Nangarhar, decine di afghani hanno colpito con pietre alcuni convogli statunitensi gridando slogan contro Washington e contro il presidente Hamid Karzai. Quest’ultimo ha “duramente condannato l’incidente” - come si legge in una nota ufficiale - e ha ordinato l’apertura di un’inchiesta.

 

Fonti di AsiaNews nel Paese rivelano che ormai in diversi ambienti della Forza di assistenza alla sicurezza (Isaf) si inizia a parlare di “guerra”, senza nascondere alcune riserve: “Il fronte degli attacchi si è ampliato, dal sud è arrivato ad interessare anche ovest e nord, i rinforzi di uomini e mezzi forse non basteranno”.

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