Bangladesh, commutata in ergastolo la condanna a morte per un leader islamico

La Corte suprema ha accolto il ricorso di Delwar Hossain Sayeedi, vicepresidente del Jamaat-e-Islami (partito fondamentalistica islamico). Nel 2013 un tribunale internazionale di guerra gli aveva inflitto la pena capitale per crimini contro l'umanità.

di Sumon Corraya

Dhaka (AsiaNews) - Questa mattina la Corte suprema del Bangladesh ha commutato in ergastolo la condanna a morte inflitta a Delwar Hossain Sayeedi, vicepresidente del Jamaat-e-Islami (partito fondamentalistica islamico). Nel marzo 2013 il tribunale internazionale per i crimini di guerra aveva condannato il leader islamico alla pena capitale per crimini contro l'umanità. Tuttavia, i giudici della Corte suprema hanno accolto il ricorso del condannato.

Noto come allamah, Sayeedi è stato riconosciuto colpevole - durante la guerra di liberazione nel 1971 - di collaborazione con l'esercito pakistano nel sequestro e nello stupro di tre donne; di omicidi, torture, furti; di aver dato fuoco a case di indù e aver costretto i membri di tale religione a convertirsi all'islam e ad abbandonare il Paese.

La sua condanna a morte ha scatenato violente proteste lo scorso anno. Dopo il pronunciamento della sentenza, in tutto il Bangladesh sostenitori e membri del Jamaat hanno ingaggiato scontri con le forze di polizia. Il 7 marzo 2013 - una settimana dopo il verdetto della corte - almeno 80 persone erano morte e circa 200 ferite.

Istituiti dall'Awami League (partito di governo), i tribunali internazionali di guerra hanno perseguito, processato e condannato numerosi esponenti del Jamaat, e alcuni membri del Bangladesh Nationalist Party (Bnp, nazionalista, all'opposizione). Secondo il partito islamico e il partito nazionalista, queste corti sono state usate come strumento di vendetta politica da parte dell'Awami.

Tuttavia gli attivisti di Ganajagaran Mancha, piattaforma laica e antifondamentalista, ha già espresso la sua opposizione alla commutazione di pena decisa oggi dalla Corte suprema. Imran H Sarkar, portavoce del movimento, ha dichiarato che la giustizia "è stata compromessa".

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