Il Bangladesh ‘elimina’ il partito islamico: non parteciperà alle elezioni generali

Secondo l’Alta corte, la registrazione del Jamaat-e-Islami alla Election Commission è illegale perché "nel partito manca il principio di secolarismo". Proteste dei membri della più grande formazione politica islamica del Paese: “Siamo democratici”.

di Sumon Corraya

Dhaka (AsiaNews) - Il Jamaat-e-Islami, il più grande partito islamico del Bangladesh, non potrà partecipare alle prossime elezioni generali, previste per la fine dell'anno. Lo ha stabilito ieri pomeriggio l'Alta corte del Paese, dichiarando illegale la registrazione del partito alla Election Commission (Ec), perché mancante di requisiti fondamentali, tra cui il principio di secolarismo.

Con questa sentenza il tribunale ha accettato una petizione congiunta presentata il 27 gennaio del 2009 da 25 persone - tra cui membri del Bangladesh Tariqat Federation - che contestavano la legalità della registrazione del Jamaat perché "in conflitto" con la Costituzione.

Le "inadempienze" indicate nella petizione e riconosciute dall'Alta corte sono: il Jamaat non riconosce il popolo come fonti di tutti i poteri; il Representation of the People Order (Rpo) proibisce la registrazione dei partiti fondamentalisti, e - si legge nella petizione - "è chiaro che il Jamaat lo è"; un partito politico non può discriminare per motivi religiosi o di genere.

Abdur Razzaq, avvocato principale del Jamaat, ha contestato la petizione, affermando che il suo è "un partito democratico".

Intanto, sale la tensione nel Paese. Al momento la maggior parte dei leader del partito islamico sono in prigione per crimini di guerra commessi durante il conflitto per l'indipendenza (1971) e molti sono stati condannati a morte. Emessi dai tribunali internazionali di guerra, questi verdetti hanno scatenato negli ultimi mesi scontri e violenze da parte dei sostenitori del Jamaat.

Secondo Human Rights Watch sarebbero almeno 150 le persone morte per mano delle forze dell'ordine, che avrebbero aperto il fuoco per contenere i manifestanti. 

 

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