Il premier Singh: il settarismo confessionale vuole solo creare divisioni

Singh ricorda, davanti a leader religiosi anche di altri Paesi, che l’India è un Paese laico e tollerante, risultato della fusione di diverse culture e dove tutte le fedi religiose hanno uguale dignità. Condanna il settarismo con le parole di un grande induista del passato.

di Nirmala Carvalho

New Delhi (AsiaNews) – “Qualsiasi gruppo politico che inciti la popolazione [all’intolleranza] per ragioni religiose, tradisce sia la fede religiosa che la Costituzione”. Lo ha detto il premier indiano Manmohan Singh il 21 aprile, durante il saluto inaugurale al Conclave per l’armonia interreligiosa. Parlando davanti a leader di varie religioni di diversi Stati, tra cui il ministro pakistano per l’Informazione Syed Ali Durrani e l’ex ministro degli Esteri bengalese Kamal Hossain, Singh ha condannato “l’uso dell’intolleranza religiosa per fini soltanto politici”, che mira a causare divisioni “nell’edificio della nostra cultura composita”.

 Nell’Asia meridionale è diffuso il c.d. “communalism” (settarismo religioso) che identifica i gruppi religiosi con stereotipi e li indica come appartenenti a precise comunità, per poi incitare alla violenza tra questi gruppi. Al contrario la Costituzione dell’India “è laica, ovvero separa la religione dalla politica e accorda uguaglianza a tutte le fedi religiose”. I concetti di maggioranza e di minoranza “sono criteri politici, non spirituali. Non corrispondono a giudizi di valore”.

Parlare di “tolleranza – ha aggiunto, citando Swami Vivekananda, leader induista e indiano del tardo ‘800, seguace delle filosofie Vedanta e Yoga – significa parlare di qualcuno che non è uguale [a noi], tra gli uguali può solo esserci armonia, fondata sul rispetto e l’attenzione reciproci”. La nostra Nazione – ha concluso – è fondata sul rispetto per l’altrui fede e sulla commistione di culture diverse. “Non abbiamo imparato solo a vivere e a lasciar vivere, ma a vivere insieme, a crescere insieme, a rispettare ciascuno la fede dell’altro”.

Prima di lui Karan Singh, presidente del Consiglio indiano per le relazioni culturali, ha condannato l’uso della forza e del terrorismo per imporre credi religiosi.

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