Missionario da Dhaka a Seoul, con il cuore rivolto a Cina e Nordcorea

P. Shitol è un sacerdote bangladeshi degli Oblati di Maria Immacolata (Omi) destinato alla missione in Corea del Sud. Attraverso l’incontro con popoli e culture diverse, si scopre l’universalità della Chiesa cattolica. Egli si augura che Pechino e Pyongyang aprano le porte a sacerdoti stranieri.

di William Gomes

Dhaka (AsiaNews) – Missionario dal Bangladesh in Corea del Sud, con la speranza di “entrare in Corea del Nord o in Cina” quando i due Paesi asiatici apriranno le porte ai sacerdoti stranieri. È la storia di p. Shitol, dell’ordine degli Oblati di Maria Immacolata (Omi), ordinato prete il 5 febbraio scorso.

 

P. Shitol (nella foto insieme a p. Franco Cagnasso, Pime, e tre suore sud-coreane), missionario Omi di origine bangladeshi, ha fatto il suo ingresso in seminario nel 1994. Completati gli studi, ha trascorso il biennio 2002-2003 in Sri Lanka. Egli è rientrato nel Paese natale e ha studiato, per due anni, al Seminario maggiore Holy Spirit di Dhaka. Nel 2006 si è recato per la prima volta in Corea del Sud, per studiare la lingua e prepararsi alla missione. Dieci mesi più tardi è ancora in Bangladesh, per completare gli studi di teologia. Il 5 febbraio scorso è stato ordinato sacerdote e a breve partirà per la missione.

 

Commentando il primo periodo trascorso in Corea del Sud, il neo-sacerdote sottolinea di aver sperimentato “l’universalità della Chiesa cattolica”, che cresce grazie al “lavoro dei missionari”. “Il popolo coreano – aggiunge p. Shitol – è molto devoto, pratica la fede in Cristo con forza e il numero di vocazioni è considerevole”. Egli si augura anche che “più missionari dal Bangladesh possano andare nel Sud, per prepararsi alla missione in Corea del Nord e in Cina” e lo stesso vale per “missionari sud-coreani che possano venire in Bangladesh”.

 

P. Shitol ammette che “il lavoro di missione in terra straniera non è facile”, bisogna imparare una lingua, una cultura e una tradizione diverse, anche “il clima e il cibo sono differenti”. “Prima di tutto – ricorda – ho dovuto accettare tutto questo come elemento positivo, guardando a questa realtà con gli occhi di Gesù Cristo”. In questo modo, conclude, ho imparato ad amare il popolo coreano e a diffondere l’annuncio della Buona Novella.

 

Alla prima messa celebrata da p. Shitol hanno partecipato anche tre suore di origine sud-coreana, dell’ordine delle contemplative di Charles de Foucauld (Cem). Suor Rita è in Bangladesh dall’ottobre 2008 e fin da subito è rimasta colpita “dalla povertà della gente e dalle sofferenze” Tuttavia, attraverso il digiuno e la preghiera ha trovato la strada per mettere tutto nelle mani di Cristo.

 

Suor Teresa, invece, ha iniziato la missione nel maggio 1987. “Dono la mia opera a Gesù – afferma la religiosa – e sebbene il Bangladesh non sia il mio Paese, ora mi sento parte di questo popolo: sono nel mio cuore”. La missionaria spiega che la comunità è composta da 10 suore, di cui cinque italiane, tre coreane e due del Bangladesh.

 

Suor Nives è arrivata l’8 luglio 1991. La prima difficoltà è stata l’apprendimento della lingua, indispensabile per poter lavorare a contatto con la gente. “Un giorno ho visto un bambino molto triste – racconta – e ho iniziato a parlargli. Non poteva andare a scuola perché molto povero, e nessuno voleva accoglierlo”. Per questo la suora coreana ha avviato una classe per ragazzi poveri, che oggi accoglie 40 bambini, ma in tutti questi anni “ha permesso a oltre 500 persone di studiare”.

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