Missionario in Bangladesh: Festeggeremo la Pasqua con l’angelo custode e la guardia dei soldati

Il superiore regionale del Pime parla del clima di insicurezza seguito all’attentato contro p. Parolari, sopravvissuto ad un’aggressione da parte di radicali islamici. A Dinajpur i sacerdoti curano i malati in un ospedale locale; sul territorio sono al servizio dei bisogni di tutta la popolazione. Nel Paese operano 29 sacerdoti del Pontificio Istituto Missioni Estere.

di p. Michele Brambilla

Kodbir (AsiaNews) – Una Pasqua impegnata nella cura dei malati del Medical College di Dinajpur e dei confratelli sparsi in tre diocesi del Bangladesh; ma anche una festività blindata con la polizia che sorveglia i movimenti e garantisce la sicurezza nelle celebrazioni religiose. Lo dice p. Michele Brambilla, superiore del Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere) in Bangladesh, nel messaggio per la Pasqua inviato a tutti gli amici. Il missionario parla del clima di insicurezza presente nel Paese in seguito alle violenze contro gli stranieri e le comunità cristiane. I sacerdoti vivono da mesi sotto scorta dopo il tentato omicidio di p. Piero Parolari, sopravvissuto all’aggressione di radicali islamici.

Nonostante le limitazioni negli spostamenti, dice p. Brambilla, i 29 sacerdoti continuano a lavorare per il bene della popolazione grazie alla protezione della polizia e del governo. Di seguito il suo messaggio.

Carissimi amici, tanti saluti dal Bangladesh.

Stiamo entrando nella Settimana Santa che coinvolgerà tutti noi, credenti e non credenti, coloro che vivono una fede superficiale e coloro che aumentano la loro fede giorno dopo giorno. Colui che morì 2000 anni fa non può lasciare indifferente nessuno. Siamo chiamati a dare un senso alla nostra vita e coloro che cercano la verità non possono non farsi questa domanda: chi è costui, perchè ha dato la vita per tutti?

Ho vissuto una quaresima molto diversa dalle precedenti: niente visite ai villaggi, catechesi e confessioni. I nuovi incarichi ricevuti dal Pime e dalla diocesi mi tengono impegnato altrove e solo nel fine settimana posso raggiungere la parrocchia per assistere colui che è il mio assistente: padre Emanuele Meli da oltre 40 anni in Bangladesh, che sta portando avanti il lavoro pastorale con tante innovazioni. Sono contento che abbia accettato di venire a Kodbir all’età di 73 anni.

Attualmente sono molto impegnato in ospedale per capire come funziona e cercare di condurlo nel migliore dei modi, con efficienza ma soprattutto con carità. Giorno dopo giorno vengo a contatto con situazioni diversi e prendere decisioni sulla salute delle persone non è mai facile. Cerco per quanto mi è possibile di visitare qualche ammalato i quali sono i nostri poveri cristiani che hanno bisogno di cure ma anche di qualche buona parola... e non solo loro. Il mondo della sofferenza permette di guardare alla croce con particolare attenzione e ci fa riscoprire la presenza di Colui che è morto e risorto ed è vicino a tutti noi in particolare a coloro che soffrono nel corpo e nello spirito.

L’altro grande impegno è nella comunità Pime, molto variegata, con tanti carismi, fatta di sacerdoti e fratelli che condividono la stessa scelta di seguire Colui che ci ha chiamato e servirlo nei nostri fratelli vicini e lontani. Una comunità non piccola, siamo in 29 sparsi in 3 diocesi, ma cerco di chiamarli e informarmi sulla loro salute e attività.

Infine, come lo scorso Natale, sarà anche questa una Pasqua blindata con la polizia che staziona dove viviamo e che ci accompagna nei nostri spostamenti. Mi dico sempre, oltre all’angelo invisibile ne ho uno che posso salutare e con cui scambiare qualche parola. Pregate affinchè anche questa situazione di insicurezza possa presto tornare alla normalità.

A voi tutti i miei auguri di una serena e Santa Pasqua. Un abbraccio a tutti.

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