Organizzazioni internazionali del commercio: la crisi del cibo è colpa loro

Alla vigilia della Conferenza Fao sull’emergenza dei prezzi del cibo, associazioni di contadini e pescatori accusano la stessa Fao, il Wto, la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale di essere fra i responsabili della crisi mondiale, privilegiando agricoltura industrializzata e grandi compagnie.

di Nirmala Carvalho

New Delhi (AsiaNews) – Un Forum di 600 gruppi e ong, che raccoglie associazioni di contadini e pescatori di tutto il mondo, punta il dito contro le organizzazioni mondiali del commercio e della finanza accusandole di essere responsabili della crisi del cibo che si sta diffondendo nel mondo. Essi accusano l’Organizzazione mondiale del commercio, la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale e la stessa Fao (Food and agriculture organization) per la loro politica economica che ha preferito industrializzazione e multinazionali distruggendo la piccola produzione, l’unica a permettere una distribuzione capillare dei prodotti alimentari e marini.

In una dichiarazione giunta ad AsiaNews , essi chiedono che queste organizzazioni “devono ammettere che le loro politiche sono sbagliate. Esse devono accettare di essere responsabili per questa crisi, insieme a tutti i governi che hanno sostenuto i loro devastanti progetti”.

La denuncia avviene alla vigilia  della Conferenza indetta dalla Fao  Roma dal 3 al 5 giugno sua sicurezza mondiale per il cibo. La conferenza, a cui sono invitati decine di capi di stato da tutto il mondo, si focalizzerà soprattutto sull’emergenza cibo, dovuta ai prezzi alti delle derrate alimentari, alla produzione di bio-carburanti e ai cambiamenti climatici.

Il Forum ammette che vi sono questi problemi, ma sottolinea soprattutto l’esigenza di una nuova politica nella produzione  e distribuzione del cibo.

“Noi rifiutiamo – si dice nel loro documento – l’agricoltura industrializzata come la ‘rivoluzione verde’ e la ‘rivoluzione blu’ per la pesca… Tutto ciò ha ferito e distrutto l’agricoltura in piccola scala e le pratiche di pesca tradizionale. Il risultato è che le persone che dipendevano da questa pratiche per vivere, sono ora marginalizzate in tutto il mondo”.

A dar man forte a questo giudizio, l’opinione del gesuita S Arokiasamy, economista e teologo. Ad AsiaNews spiega: “L’economia di mercato globalizzato oggi è fissata sulle grandi compagnie basate sul profitto e non sui bisogni della popolazione… Ciò sta portando a creare sempre più delle Zone economiche speciali derubando gli individui della loro terra e dignità. Oggi l’economia è sequestrata dalle multinazionali.  Un solo esempio: una volta l’India aveva l’autosufficienza alimentare, e invece oggi i contadini spesso si suicidano”.

P. Arokiasamy ricorda l’insegnamento della Dottrina sociale della Chiesa: “Un concetto importante è la solidarietà globale, guardare all’umanità come ad un’unica famiglia. India, Bangladesh, Sri Lanka e altre nazioni vicine sono segnate in profondità dalla crisi del cibo.  Spero che questa Conferenza della Fao a Roma terrà presente i settori più emarginati e dimenticati della società per trasformare le loro politiche. Speriamo che la richiesta di ‘Cibo per tutti’ che i leader mondiali vogliono fare non resti solo uno slogan populista”.

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