Rischio di disordini, dopo l'aumento del prezzo del carburante

India e Malaysia tagliano i sussidi pubblici sul prezzo del petrolio, ormai troppo onerosi. Ma si temono forti aumenti dei prezzi e un balzo dell’inflazione e i partiti d’opposizione annunciano proteste pubbliche. La rupia indiana perde sempre più valore.

New Delhi (AsiaNews/Agenzie) -  Si temono un’impennata dei prezzi e proteste pubbliche in India e Malaysia, dopo che ieri i governi hanno tagliato i sussidi pubblici per contenere il prezzo del carburante.

In India benzina e diesel sono aumentate di circa il 10% e il gas del 17%, ma i prezzi sono ancora inferiori a quelli di mercato. Il ministro per il Petrolio Murli Deora dice che occorre ancora raddoppiare il prezzo del diesel e aumentare del 50% la benzina. Gli esperti concordano che la misura fosse “necessaria” e calcolano che nell’ultimo anno finanziario le tre maggiori compagnie petrolifere statali hanno perso circa 17 miliardi di dollari per vendere il carburante sottocosto e le perdite potrebbero essere quest’anno di quasi 58 miliardi, oltre il 3% del Prodotto interno lordo (Pil). Ora si temono aumenti di prezzi e un balzo dell’inflazione, già oltre l’8%, il massimo dal 2004. Il Paese importa il 75% del petrolio che consuma.

Ci sono subito state proteste di piazza (nella foto),, guidate dal Partito nazionalista indù Bharatiya Janata all’opposizione, e dagli stessi partiti di sinistra che fanno parte del governo. I comunisti insistono per la diminuzione delle tasse sul petrolio, che però è la maggiore entrata statale per imposte indirette. Le difficoltà dell’economia sono dimostrate anche dalla rupia che, dopo essersi molto apprezzata (+12,3% sul dollaro nel 2007), ora perde terreno: a maggio è stata tra le peggiori valute dell’Asia (-7,9% nel 2008) ed è scesa ieri a 42,77 rupie per dollaro.

Il Partito del Congresso del premier Manmohan Singh perde popolarità e consensi per l’aumento dei prezzi e nel 2009 ci saranno le elezioni generali.

In Malaysia il prezzo della benzina oggi è aumentato del 41% e il governo prevede di allinearsi ai prezzi di mercato entro agosto, per evitare che i sussidi “mangino” un terzo dell’intero bilancio e diventino pari al 7% del Pil. Ma i partiti d’opposizione accusano il governo di avere “tradito” gli impegni e annunciano proteste.

Il premier Abdullah Ahmad Badawi è molto contestato dopo le recenti elezioni, accusato di avere vinto in modo iniquo.

I sussidi per contenere il prezzo del carburante sono stati già tagliati, di recente, in Taiwan, Sri Lanka, Pakistan, Bangladesh e Indonesia. (PB)

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