Tempesta tropicale: 130 morti, migliaia senzatetto. La Chiesa in aiuto alle vittime

Venti fino a 160 km orari hanno devastato parte dell’India e del vicino Bangladesh. Interrotte le linee di comunicazione, difficoltà nelle operazioni di soccorso. Vescovo del West Bengala: centri accoglienza della diocesi aperti agli sfollati, “senza distinzione di casta o credo religioso”.

New Delhi (AsiaNews) – Le squadre di soccorso continuano le operazioni di ricerca di eventuali superstiti, dopo il passaggio di una tempesta tropicale che si è abbattuta ieri nel nord-est dell’India e nel vicino Bangladesh. Al momento il bilancio è di 130 morti, ma il numero delle vittime è destinato a salire; molte aree sono ancora isolate e i collegamenti telefonici interrotti. Venti fino a 160 km all’ora hanno colpito centri abitati e villaggi, devastando decine di migliaia di abitazioni. Secondo una prima stima, sono state danneggiate fra le 70 e le 100mila abitazioni.

 

La zona più colpita è lo stato orientale del Bihar, in India, con almeno 76 vittime accertate. Le squadre di emergenza sono impegnate nella fornitura di medicine e beni di prima necessità. Fonti ufficiali riferiscono che 42 persone sono morte nello stato nord-orientale di West Bengala e altre cinque nell’Assam. In Bangladesh si contano al momento sette vittime, tutte nel distretto di Rangpur.

 

Centinaia le persone rimaste ferite per la furia dei venti e migliaia quelle che hanno perso la casa. Intanto divampano le polemiche contro il Dipartimento meteorologico indiano, colpevole di non aver lanciato l’allarme. Gli esperti spiegano che si è trattato di una “manifestazione estrema” di episodi climatici classici nella regione, che si producono durante i mesi più caldi dell’anno nel golfo del Bengala.

 

Mons. Alphonsus F. D’Souza, vescovo di Raiganj – nel distretto di Uttar Dinajpur, West Bengala – afferma ad AsiaNews di essere “profondamente addolorato per la perdita di vite umane”. Il prelato conferma che “le strade sono bloccate” per la caduta di alberi e “le comunicazioni interrotte”, rendendo “difficoltosa l’opera di raccolta delle informazioni”.

 

“La Chiesa cattolica – sottolinea il vescovo di Raiganj – attraverso l’organismo che si occupa della pastorale sociale (SWI) fornirà aiuti immediati alle persone che hanno perduto le loro case. Sono migliaia i senzatetto, la diocesi aprirà centri di accoglienza negli istituti cattolici fornendo aiuti e assistenza medica”. In un secondo momento, conclude il prelato, verrà avviata “l’opera di ricostruzione delle abitazioni”, ma il “problema immediato è il soccorso alla popolazione” che va sostenuta “senza distinzione di casta o credo religioso”.

 

Nel vicino Bangladesh gli sfollati puntano il dito contro l’amministrazione locale del distretto di Rangpur, colpevole di non aver avviato ancora un’opera coordinata di sostegno alla popolazione. Moltissimi i senzatetto, costretti a sopravvivere all’aria aperta. Destano particolare preoccupazione le condizioni dei bambini, privi di assistenza.

 

(Hanno collaborato Nirmala Carvalho e William Gomes)

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